«Degani era rock» Il ricordo di Vasco per il suo talent scout
Il manager della discoteca Snoopy riposa nel cimitero locale Il cantante di Zocca gli ha dedicato un messaggio d’addio
RUBIERA
«Lo ricorderò così come eravamo in questa foto bellissima. Ero arrivato al suo locale con la mia storica moto da cross, che avevo anche usato per il video di Domenica Lunatica. Una sera andai dentro al locale direttamente con la moto, Degani salì e giocammo un po’ a fare lo slalom tra i tavoli».
Con queste parole Vasco Rossi ha voluto ricordare sulla sua pagina Facebook Filiberto Degani, storico manager della discoteca Snoopy di Modena, una delle figure chiave per la sua carriera, amico di Demo Morselli e Vinicio Capossela, morto a 79 anni. Degani, originario di Casinalbo nel Modenese, è scomparso per le conseguenze del Covid 19 in una residenza protetta a Vezzano, in cui era ricoverato da tempo. Negli ultimi anni, segnati da diversi problemi, abitava a Rubiera e nella giornata di ieri è stato seppellito proprio nel cimitero del paese sulla via Emilia.
«Ricordo che a Punto Radio Degani era venuto a cercarmi, sulla sua Lamborghini Miura gialla (non avevamo mai visto una macchina così a Zocca). Credeva in me e gli ho voluto molto bene. Mi assunse per un milione al mese, che erano soldi, e sono diventato immediatamente da povero a ricco (per modo di dire) – si legge ancora nel messaggio di Vasco – Allo Snoopy’s dream facevo il dj, ero il re della notte. Mi piaceva metter su i dischi ma non amavo la musica dance. Degani era rock. Wiva Filiberto Degani».
Regala altri agganci musicali intriganti, il sindaco rubierese, Emanuele Cavallaro: «Raccontava storie incredibili, talmente pazzesche da non sembrare vere. E invece no, era proprio tutto vero. Il trombone, Sanremo. Le incredibili serate e la reinvenzione della discoteca in Italia. I nomi incredibili dei suoi amici. L’orchestra di Demo Morselli. Senza di lui, tante cose non sarebbero successe. Poi anni difficili. Tanti guai. Guai pure che combinava».
Anche un’altra stella, Vinicio Capossela, ha incrociato la strada di Degani: «Qualcuno mi ha sussurrato che Vinicio Capossela, che lavorava da lui come barman, quando ha scritto Marajà, pensava a Filiberto Degani. Chi lo sa. Però, in ogni caso, il capolavoro di Vinicio è un ritratto che calza a pennello», rivela Cavallaro. —
Adr.Ar.
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