Il lungo viaggio di don Monelli dopo il lockdown in Brasile
Rientrato a Reggio, il missionario ha trascorso in canonica la quarantena «In Amazzonia la situazione è seria perché lì non ci sono strutture»
Domenico Amidati
REGGIO EMILIA
Il lockdown in Brasile. E poi il lungo viaggio per ritornare a Reggio. Il contagio che sta colpendo in modo violento il Brasile ha costretto il missionario don Fortunato Monelli a un repentino rientro in Italia.
Il 75enne sacerdote reggiano, dopo le dimissioni per limiti d'età da parroco e da responsabile dell’unità pastorale Oscar Romero di Villa Sesso–Mancasale, San Giovanni Bosco e San Prospero Strinati, nel novembre del 2019 era stato inviato per un paio di mesi in Amazzonia a sostegno delle Missioni Diocesane, dove sono presenti anche don Gabriele Burani e don Gabriele Carlotti.
La missione reggiana si trova presso la Diocesi di Alto Solimöes, dal nome del fiume che il Rio delle Amazzoni prende in quella zona, al confine tra Perù, Colombia e Brasile, a 1.150 chilometri da Manaus.
Nel marzo scorso, don Fortunato era tornato in missione ma, purtroppo, anche nel grande Paese sudamericano era già scoppiata la Pandemia. Il 19 di quel mese, in particolare, è scattato il lockdown, costringendo il sacerdote a rimanere in canonica con i suoi due amici missionari. «Ho fatto – dice don Fortunato – due mesi in casa, ma non ci mancava nulla. Il cibo c’era e, anche se eravamo in piena Amazzonia, c’erano anche le mascherine. In Brasile la situazione è seria non hanno strutture».
Finito il periodo di clausura forzata, per paura della chiusura delle frontiere e della cancellazione dei voli, il sacerdote reggiano in tutta fretta (dal momento che sarebbe scaduto anche il permesso provvisorio) a fine maggio è riuscito ad imbarcarsi su un piccolissimo velivolo dall’aeroporto Sant’Antonio do Içà per Manaus, giunto per rifornire di bombole d’ossigeno le popolazioni locali, e ha così evitato un lunghissimo viaggio in barcone, scongiurando il rischio anche di rimanere contagiato tra le tantissime persone stipate a bordo.
Una volta arrivato a Manaus, capitale dello Stato, ha soggiornato per sette giorni nella casa del Pontificio istituto Missioni estere, in attesa della coincidenza del volo per San Paolo. Nella struttura don Monelli ha potuto riposarsi, giocare a canasta e conoscere altre realtà locali, assieme ad altri missionari presenti. Poi, tra l’incertezza e la paventata chiusura degli scali, finalmente la partenza per San Paolo e in seguito per Francoforte e Roma.
Dopo tre giorni di voli, l’arrivo a Reggio Emilia. Nella nostra città don Monelli si è messo a disposizione del vescovo, rispettando nella sua abitazione, in canonica a Sesso, il periodo di quarantena. Dopo un po’ di riposo a Collagna, il suo paese, ha quindi intrapreso la sua opera pastorale di collaboratore con il parroco. Ora dopo questa avventura don Monelli aspetterà che a settembre il vescovo gli comunichi la sua nuova destinazione e il nuovo incarico. —
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