Non abbattete quei 75 alberi C’è in ballo un pensiero nuovo
«Lasciamoli vivere dove hanno vissuto piantandone altri 750, 7.500, 75.000 Una nuova democrazia anche a Reggio Emilia per salvarci dalla catastrofe»
la lettera
giulio giuli*
Nuovamente questo sabato, come tre sabati fa, su Viale Umberto I si parlerà di alberi, del loro destino, di modifiche passate e future. Si parlerà di com'era e come alcuni vorrebbero diventasse, di rinnovo delle alberate, della presunta maggior efficienza fotosintetica di alberi appena trapiantati, prodotti appositamente in un vivaio specializzato che, lo dico per chi non ne ha mai visitati, non è propriamente un giardino dell'Eden, ma un inferno di pesticidi, diserbanti, fertilizzanti chimici, che percolano in pozzi e falde, utilizzo sfrenato di acque irrigue, rimozione di terreno agricolo, che se ne va con le zolle degli alberi. I nuovi miracolosi alberi arriveranno da posti così. Chi si occupa di alberi è abituato a ragionare in termini di decenni: ad esempio sa che una quercia rossa è poco longeva, 70/80 anni in ambiente urbano, e sa che dopo la messa a dimora, un albero già grandicello, diciamo con un diametro di una decina di centimetri ci metterà 4 intere stagioni vegetative prima di ricominciare a crescere. Tutto questo si basa su osservazioni ed esperienze fondate su un lungo passato di condizioni ambientali e climatiche note, stabili, prevedibili. Ma ora?
Alla fine di giugno il Commetee on Climate Change, un organismo scientifico indipendente, fondato dal governo britannico nel 2008 allo scopo di raccogliere le indicazioni della migliore scienza e tradurle in raccomandazioni per le azioni di governo, ha chiaramente scritto che ci si dovrà attendere un mondo a +4°C. Commentando questa notizia il Guardian scrive: “I modelli climatici ci dicono che siamo attualmente lanciati sulla strada per un riscaldamento tra +3°C e +4°C per il 2100; si tenga presente che si tratta di temperature medie globali; ai poli e sulla terraferma (dove vivono le persone), l'aumento potrebbe essere il doppio di quello. Le previsioni sono tuttavia difficili, poiché le temperature dipendono dalla sensibilità del clima all'anidride carbonica. Una serie completamente nuova di modelli, che sarà pubblicata nel 2021, trova una sensibilità molto maggiore e valuta il riscaldamento a circa +5°C alla fine del secolo, il che significa che le persone potrebbero sperimentare fino a +10°C di riscaldamento sulla terraferma”. Naturalmente l'aumento di temperatura da qui alla fine del secolo sarà progressivo e potremmo trovarci da qui a un paio di decenni con aumenti di temperatura, nelle terre in cui vivono le persone, già di +3/4°C. Questo si traduce, alla nostra latitudine, in prolungate siccità interrotte da tempeste devastanti, perdita di produzione agricola e di terreni, frane e inondazioni. Ad altre latitudini sarà molto peggio, i più poveri pagheranno ancora più caro il nostro benessere malato: “La perdita di vite umane si calcolerà in miliardi, non in milioni.” si legge, sempre nel rapporto del Commetee britannico.
Quindi, di cosa stiamo parlando? Di 75 alberi che si vorrebbero sostituire con altri che nemmeno si sa se ce la faranno a raggiungere l'età e le dimensioni di quei 75? Parliamo della presunzione di avere tutto sempre sotto controllo, di fare finta che sia tutto come è sempre stato? Parliamo di “businnes as usual”? Qui del nuovo cemento, là del nuovo asfalto, laggiù nuovi alberi, buttiamo tutto, tutto nuovo, in una mentalità di usa e getta all'infinito, esseri viventi compresi? Eh sì, gli alberi sono esseri viventi.
Sono argomenti difficili da affrontare, se siamo ridotti così è proprio per questo motivo; “la nostra casa sta bruciando” non è uno slogan, è la realtà.
La salveremo salvando quei 75 alberi? Anche. Lasciandoli vivere dove hanno finora vissuto, piantandone altri 750, 7500, 75000, non esemplari vistosi e costosi, semplici alberelli, veloci ad attecchire e a crescere, e riempire ogni spazio disponibile, anche le due inutili spianate di Viale Umberto, e creare ovunque boschetti con piante e arbusti da frutto, “Food Forest” si chiamano in inglese.
Questo e tante, tante, tante altre cose che le Assemblee Civiche, da istituire a tutti i livelli, raccomanderanno agli amministratori. Cittadine e Cittadini estratti a sorte, numericamente rappresentativi per età, provenienza, livello di istruzione, esaurientemente formati ed informati su quanto chiamati a deliberare, riuniti in tavoli di lavoro, Cittadine e Cittadini che con l'aiuto di un facilitatore neutrale, esamineranno, valuteranno e decideranno, con l'intelligenza collettiva di chi non ha da farsi rieleggere, ma il cui unico pensiero è il benessere di chi c'è e di chi ci sarà.
Fantascienza, fantapolitica? No. Semplicemente un modo nuovo di affrontare i problemi, una nuova mentalità, la fine dell'antropocentrismo, un nuovo pensiero ecologico, una Nuova Democrazia. L'unica che potrà fermare la catastrofe in corso. Anche di questo stiamo parlando. —
*relatore mozione dei Cittadini per Viale Umberto I e attivista di Extinction Rebellion
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