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Reggio Emilia, persi 3.992 posti di lavoro in provincia ma dopo il lockdown inizia la ripresa

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, persi 3.992 posti di lavoro in provincia ma dopo il lockdown inizia la ripresa

I mesi di crisi Covid hanno devastato l’economia, ora i primi segnali positivi: +40% di assunzioni in regione

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reggio emilia

Tre mesi di crisi sanitaria, lockdown, blocco dei commerci a livello internazionale e serrande abbassate hanno messo in ginocchio l’economia emiliano-romagnola abituata, da anni, a crescere e a essere ai primi posti in Europa. Ma ora, riavviate gran parte delle attività, i reggiani e tutta la regione in modo diffuso stanno rialzando la testa. A partire dal mese di maggio gli indicatori economici stanno dando i primi segnali positivi, primo fra tutti l’aumento del 40% di assunzioni in regione rispetto ad aprile.

Aumento che arriva al 70% rispetto a febbraio per quanto riguarda il comparto industriale. A raccontare la situazione del territorio è stato ieri, nel corso di una conferenza stampa in via telematica, Vincenzo Colla, assessore regionale allo Sviluppo economico.

il lavoro dipendente

A subire uno degli scossoni più forti è stato il lavoro dipendente nei macrosettori commercio, alberghi e ristoranti e altre attività dei servizi. Ben 3.992 i posti di lavoro perduti in provincia di Reggio Emilia su un totale di 38.061 in regione. Una crisi che ha inciso soprattutto sul lavoro femminile: 21.540 i contratti rescissi alle donne emiliano-romagnole.

A maggio però, al progressivo riavvio dell’attività economica, le assunzioni hanno registrato un aumento positivo (40,4% in più rispetto al mese di aprile). Particolarmente significativo è il fatto che nello stesso mese le assunzioni nell’industria sono risalite al 70,4% del livello registrato a febbraio, ossia prima del lockdown, un recupero per nulla scontato che, ha spiegato Colla, «si spera possa continuare ed estendersi alla generalità del sistema economico regionale».

indeterminati e ammortizzatori

La sospensione dei licenziamenti e il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ha però impedito, almeno fino a oggi, la perdita di posizioni dipendenti a tempo indeterminato: per il periodo fra marzo e maggio infatti le attuali stime della Regione indicano come la riduzione complessiva di posizioni di lavoro sia prevalentemente a carico delle posizioni a tempo determinato (30.076 su 38.061) e nel lavoro somministrato (9.870 posti persi). I numeri che riguardano i ricorsi alle misure economiche d’emergenza danno comunque il quadro di una regione paralizzata e che ha rischiato il collasso.

Tra gennaio e maggio, in Emilia Romagna, il numero di ore di cassa integrazione guadagni complessivamente autorizzate dall’Inps (ordinaria, straordinaria e deroga) è stato pari a 136,4 milioni, di cui la quota preponderante è stata richiesta tra aprile e maggio. Ben il 92,5% delle ore di cassa ordinaria e in deroga sono riconducibili alla crisi Covid: basti pensare, per capire la gravità del momento, che nel 2010, in piena crisi economica, furono autorizzate complessivamente 118,4 milioni di ore di cassa in un anno intero.

Si aggiungono poi i Fondi di solidarietà che nel corso dei primi cinque mesi dell’anno hanno coperto poco meno di 46,6 milioni di ore di lavoro, di cui l’84% concentrato a maggio. Anche in questo caso, la quasi totalità delle richieste porta la causale “Covid 19”.

In crescita anche le richieste di Naspi che, tra il 1 marzo e il 9 maggio, sono aumentate del 36% rispetto al medesimo periodo del 2019.

investimenti cinesi

Un altro segnale di ripresa, che è una speranza per Reggio Emilia e una certezza per la regione, riguarda la scelta fatta da Faw, il più grande produttore di auto cinese con quasi 4 milioni di veicoli venduti in Cina e 90 miliardi di dollari di fatturato, che tramite Silk Ev, società specializzata nell’ingegneria e nel design di auto con sedi in Cina e Stati Uniti e in Emilia-Romagna, investirà in Italia oltre un miliardo di euro per la progettazione, ingegnerizzazione e produzione di vetture di alta gamma completamente elettriche.

Nell’ambito di questo progetto di caratura mondiale il colosso cinese ha deciso di collocare il suo centro di innovazione, ricerca e sviluppo e quello dedicato al design nel cuore della Motor Valley o a Bologna, o a Modena o proprio a Reggio Emilia. «Ho chiesto ai sindaci la disponibilità delle aree», ha dichiarato laconico l’assessore Colla, ma la scelta dovrebbe concretizzarsi nel breve periodo.

Il nostro territorio è in corsa con un progetto inserito nell’ambito della riqualificazione delle Reggiane presentata qualche giorno fa dal Comune e i contatti fra Stu e la Faw, come ha confermato lo stesso amministratore della partecipata, Luca Torri, sono in una fase avanzata. —



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