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Reggio

«Scuola, niente dovrà essere come prima»

Giacomo Bigliardi

Bianchi, coordinatore del Comitato dal Ministero: «Tutti i genitori ce lo chiedono, ma questo non deve accadere»

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Giacomo Bigliardi

REGGIO EMILIA

Come sarà la scuola di domani? È questo l’interrogativo che ha animato il dibattito pubblico nelle ultime settimane, a Reggio e in tutta Italia. Dovranno essere garantite la qualità degli insegnamenti, ma anche la sicurezza degli spazi di apprendimento. Sfide che mettono a dura prova un sistema già carente di risorse e che richiedono uno sforzo senza precedenti. L’unica cosa da evitare: far tornare tutto come prima. È quello che sostiene Patrizio Bianchi, coordinatore della task force istituita dal Ministero dell’Istruzione lo scorso aprile. Il professor Bianchi, ex assessore regionale alla Formazione e docente all’università di Ferrara, è intervenuto nel corso del seminario online di Cirfood “Nutriamo la scuola”, occasione per presentare alcuni innovativi progetti per l’alimentazione nelle scuole e ragionare sul futuro dell’istruzione. Che, secondo le parole di Bianchi, dovrà segnare una netta differenza con il passato: «Il nostro comitato di esperti ha studiato cosa succederà a partire da settembre: come sarà la scuola e come potrà evolvere nei mesi successivi. La richiesta generalizzata che viene dalle famiglie è che tutto torni ad essere come prima, ma questo non deve succedere. La scuola che abbiamo si basa ancora su gabbie novecentesche, con i ragazzi dentro a un’aula, ciascuno nel suo banco, orari precisi e via dicendo. Ma noi dobbiamo dare vita a una scuola diversa, che non si rivolga a chi è nato nello scorso secolo, ma ai nostri figli». E ancora: «Non pensiamo solo all’Emilia-Romagna – ha precisato Bianchi – dove l’educazione funzionava già bene, perché in questo Paese ci sono delle grandi differenze. È necessario che la scuola cambi e diventi nuova, per adattarsi ai ragazzi che crescono in un mondo digitale. La scuola non deve solo insegnare agli studenti a usare gli strumenti di oggi, ma deve mostrare loro come impiegarli con consapevolezza e responsabilità. Questa nuova scuola deve aiutare a comprendere un mondo che non è mai stato così complicato, dove gli stimoli si moltiplicano ogni minuto e i pezzi importanti del reale vengono persi e confusi. Bisogna poi insegnare a fare comunità, riscrivere il rapporto tra la scuola e il territorio. L’educazione passa attraverso tutto ciò che è comunità: dai musei al gioco, dall’arte all’alimentazione».

Il cibo, ha infatti sottolineato Bianchi, dev’essere parte integrante di questo nuovo percorso di apprendimento. Gli stessi progetti di Cirfood per i prossimi mesi riflettono infatti sul momento del pasto a scuola, facendo sì che limitazioni come il metro di distanza non cancellino i valori di socialità e comunità legati da sempre all’alimentazione. Questa grande attenzione al momento dei pasti, ha sottolineato Bianchi, non dev’essere una cosa solo emiliana: «Reggio Emilia non va vista come una punta di diamante, ma come un servizio a tutto il Paese. Dobbiamo vivere questo momento come una comunità, e recuperare un vero senso di appartenenza al nostro territorio. Si ha sempre la percezione che il cambiamento dei bambini e dei ragazzi non sia altro che un loro peggioramento, ma ci dimentichiamo che quello che fanno è crescere. Questa sarà un’occasione di crescita personale e collettiva». —

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