Ai vertici della Cgil di Reggio Emilia le donne sono un miraggio
È quanto emerge dalla ricerca effettuata dal sindacato e Ires Emilia Romagna. La nostra provincia è l’unica in regione in cui ci sono soltanto segretari uomini
REGGIO EMILIA. «Da segnalare sicuramente il caso di Reggio Emilia dove i segretari sono tutti uomini, non è presente una segretaria nemmeno nelle categorie a maggiore composizione femminile». La battaglia contro le discriminazioni di genere e il sessismo è ancora aperta. Lo dicono i numeri della ricerca “Wo.men idee di tutti i generi per il sindacato che cambia”, effettuata dalla Cgil Emilia Romagna e Ires (Istituto ricerche economiche e sociali) Emilia Romagna.
In particolare, si è tenuto conto di diversi fattori: il grande peso che il lavoro domestico e di cura rappresenta nella vita delle donne, le significative differenze retributive e previdenziali rispetto agli uomini, lo scarsissimo numero di quote rosa che ricoprono ruoli di leadership tanto nel lavoro pubblico che in quello privato e, infine, gli stereotipi di genere che ancora sussistono nel linguaggio e nell’agire.
Ires Emilia Romagna ha sottoposto un questionario online a tutti i componenti delle assemblee generali delle Camere del lavoro, delle categorie regionali e della Cgil Emilia-Romagna, per un totale di oltre 2.200 persone che operano con diversi ruoli nel sindacato: delegati, funzionari, componenti di segreterie, segretari generali.
Tenendo presente che nello Statuto confederale del sindacato «nessuno dei due sessi può essere rappresentato al di sotto del 40% o al di sopra del 60%», bisogna rivolgere particolare attenzione al distretto di Reggio. Secondo uno dei grafici a corredo della ricerca (riportato nell’immagine in alto, ndr), la nostra provincia è l’unica a livello regionale a non avere segretarie donne, ma solo uomini al comando. Inoltre la presenza femminile è molto inferiore alla soglia stabilita dalla norma, per poi annullarsi in alcuni settori quali quelli della comunicazione e dei lavoratori atipici. Migliore è la situazione delle quote rosa nei comitati direttivi. Nonostante questi dati non siano positivi, vi è un notevole rialzo per quanto concerne le iscrizioni, tuttavia, per quanto contenuta la quota, le donne sono presenti in misura non trascurabile, soprattutto nei settori scolastico, funzione pubblica, commercio, turismo e servizi. Gli ambiti a presenza più debole, in qualsiasi ruolo, sono in assoluto quelli del trasporto, dei metalmeccanici e delle costruzioni, tutti campi lavorativi associati da sempre agli uomini.
Nel complesso sono stati raccolti 2.214 questionari, pari al 42,7% del totale dell’universo di riferimento delle assemblee generali, con un apporto numerico maggiore da parte dei territori più numerosi tra cui Reggio (12,6%). Dal punto di vista territoriale, quote più alte di criticità sono riscontrabili nel nostro territorio (34% contro la media regionale del 28%). Queste donne sperimentano una condizione lavorativa nell’ambito sindacale che può essere definita “critica”: ritengono di avere un impegno lavorativo molto consistente, traendone bassa soddisfazione. «Abbiamo tassi bassi di sessimo, ma c’è. Più si sale verso gli incarichi dirigenziali, più cresce – dichiara il segretario regionale Cgil Luigi Giove – Ricordo la difficoltà che abbiamo avuto in un congresso per l’elezione del segretario generale. Non c’era una donna presente».
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