Alla Landi Renzo si spinge l’acceleratore sul motore a idrogeno
REGGIO EMILIA
«È da circa 18 mesi che lavoriamo attivamente nel campo dell’idrogeno, con particolare riferimento alla categoria di veicoli “mid heavy duty”, camion ma anche bus e treni, con un team dedicato». Parola di Cristiano Musi, amministratore delegato di Landi Renzo, la ditta reggiana con sede a Cavriago, specializzata in motori a metano e gpl. Attività che rimane il cuore della produzione, alla quale si sta affiancando con sempre maggior forza la frontiera dei motori a idrogeno, destinati però ai mezzi pesanti e al trasporto di persone. Il nodo centrale, infatti, è che non esiste una rete di distributori di idrogeno, la cui richiesta di utilizzo si concentra quindi sulle flotte dei grandi mezzi delle aziende di trasporto. «Al momento collaboriamo con un importante gruppo canadese-statunitense allo sviluppo di un sistema di iniezione dell’idrogeno all’interno delle fuel cell, che dovrebbe essere destinato anche ai treni con questo innovativo sistema di propulsione che inizieranno a circolare nei prossimi anni - ha dichiarato Musi a Hydro News, testata che si occupa di fonti alternative - Più in generale, stiamo studiando le tecnologie necessarie per la trasmissione dell’idrogeno, nei mezzi di trasporto, dai serbatoi alle fuel cell. Abbiamo team di ricerca dedicati a Reggio Emilia e a Torino, e collaboriamo con l’Università di Modena e Reggio Emilia ad un progetto che ha ottenuto finanziamenti dalla Regione Emilia Romagna».
Il problema, come detto, resta il rifornimento. «Anche da questo punto di vista, negli ultimi 12 mesi, ci siamo concentrati sull’idrogeno, tema a cui lavorano nostri ricercatori sia in Italia che in Canada – anticipa Musi –. Dovremmo essere pronti a proporre sul mercato la prima stazione di rifornimento per idrogeno nel primo semestre del 2021, mentre entro la fine dell’anno prossimo puntiamo a presentare un innovativo sistema di stoccaggio in grado di mantenere l’idrogeno a 900 bar, pressione ben maggiore di quella mediamente raggiunta dai sistemai attuali (350 bar solitamente, con alcuni recenti esperimenti a 700 bar) che consentirebbe di immagazzinare una quantità molto più elevata di idrogeno, risultando particolarmente efficace a bordo di mezzi come i camion». —
E.L.T.
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