Gazzetta di Reggio

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Operazione Fuori Tutto 

Frode e riciclaggio sequestrati beni per 1,7 milioni dalle Fiamme Gialle

Ambra Prati
Frode e riciclaggio sequestrati beni per 1,7 milioni dalle Fiamme Gialle

Tre gli imprenditori reggiani indagati tra cui Omar Costi già condannato in primo grado nel processo Aemilia 

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Reggio Emilia

Ha imparato talmente bene la “lezione” dai cutresi da replicare il giro di fatture false in proprio, tra reggiani, arrivando a gestire le operazioni al computer perfino mentre si trovava agli arresti domiciliari.

Non finiscono i guai per Omar Costi, 46 anni, già condannato nel maxiprocesso contro la ‘ndrangheta Aemilia, ora finito insieme ad altri due imprenditori reggiani – un 38enne con qualche precedente per reati fiscali e un 64enne incensurato – nel mirino della Guardia di Finanza di Reggio Emilia per i reati di frode fiscale e riciclaggio, che hanno portato a un sequestro preventivo di beni mobili e immobili pari a 1,7 milioni di euro.

L’operazione “Fuori tutto” delle Fiamme Gialle non ha a che fare con Aemilia, semmai è legata al know how delle società cartiere di cui proprio Costi sarebbe stato la mente.

L’indagine dei finanzieri è nata nel giugno 2019 da una verifica fiscale a carico del formale titolare (uno dei due prestanome) della società XLS Investment Traid Srl, attiva dal 2014 nel commercio all’ingrosso di elettrodomestici e prodotti d’informatica.

L’anomalia si trova nella banca dati, quando la società è già inattiva.

E solo in un secondo tempo i finanzieri hanno scoperto che dietro c’è Costi, il quale avrebbe continuato nei suoi affari illegali anche durante il maxiprocesso.

Ricordiamo che in Aemilia Costi, arrestato il 28 gennaio 2015, dopo qualche mese in carcere è stato messo ai domiciliari con autorizzazione a recarsi al lavoro; condannato in primo grado a 13 anni e 9 mesi per i reati di estorsione, usura e false fatturazioni, è in attesa dell’Appello a settembre a Bologna, mentre nel frattempo la Dda lo ha incriminato anche in Grimilde (l’indagine antimafia sui Grande Aracri a Brescello) per una vicenda di usura aggravata dal metodo mafioso compiuta tra il 2013 e il 2014.

Tornando alla XLS Investment Trai Srl, quest’ultima si è rivelata una società cartiera, secondo un metodo rodato e ricorrente in qualsiasi indagine sulla ‘ndrangheta: si apre una società “paravento” che emette fatture all’apparenza regolari, l’azienda che la riceve (e che ha il vantaggio di abbattere Iva e costi) preleva denaro contante e lo restituisce a chi l’ha emessa trattenendo una percentuale, di solito il 10%, che è il guadagno intascato.

Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle nel triennio dal 2014 al 2017 la società cartiera ha emesso una montagna di “pezzi di carta” per un valore di 10,7 milioni di euro nei confronti di 35 ditte operanti tra le province di Reggio Emilia, Napoli, Ravenna e Milano.

Parte di questo filone di soldi è finito all’estero, in Slovenia, sui conti correnti di un’altra società cartiera della logistica, riconducibile a un italiano, che serviva da “lavatrice”, e con un management composto anche da soggetti di nazionalità austriaca e slovacca: da qui il riciclaggio.

L’indagine si è chiusa con il sequestro preventivo, a carico dei tre indagati, di una villetta, di conti correnti e di quote societarie.

Non che sia cambiato molto per Costi, che già aveva subìto il blocco dei beni il 2 novembre 2018 e che nega ogni addebito. Secondo gli avvocati difensori Vincenzo Belli e Chiara Carletti, Costi si dichiara sorpreso e si ritiene estraneo ai fatti poiché parte dei reati sono stati commessi mentre si trovava dietro alle sbarre. —



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