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Aemilia 1992 

Omicidi di mafia, carta persa La sentenza slitta all’autunno

Enrico Lorenzo Tidona
Omicidi di mafia, carta persa La sentenza slitta all’autunno

Sparita a Bologna l’istanza per ricusare i giudici presentata da Grande Aracri  La Corte d’Assise deve rinviare la decisione al prossimo 2 ottobre 

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

Slitta di oltre due mesi l’attesa sentenza sugli omicidi di mafia avvenuti a Reggio Emilia e Brescello nel 1992. L’udienza di ieri è andata a vuoto e lo storico snodo del già intricato romanzo criminale reggiano sarà svelato a ottobre. Sul processo – e questa era cosa nota già da tempo – incombe infatti la decisione della Cassazione sulla ricusazione dei due giudici del processo in corte d’Assise, Dario De Luca e Silvia Guareschi, per una frase contenuta nell’ordinanza avversa alla richiesta dei domiciliari per il boss Nicolino Grande Aracri. Frase che per i suoi difensori suonerebbe come un’anticipazione del giudizio.

E qui c’è l’inghippo: la carta con la comunicazione della ricusazione è sparita, persa nei meandri di chissà quale vuoto burocratico a Bologna, facendo slittare quindi la pronuncia della Suprema Corte il primo ottobre, quando – qualora fosse stata emessa ieri la sentenza – sarebbero potute invece quasi essere pronte le motivazioni. Il presidente De Luca ha rinviato quindi le repliche della procura e la sentenza al 2 ottobre. Un rinvio che rimanda il giudizio di primo grado per i quattro imputati che hanno scelto il rito ordinario. Alla sbarra c’è il boss della ’ndrangheta cutrese Grande Aracri (recluso nel carcere di Opera e ieri videocollegato), Angelo Greco (anch’egli videocollegato ieri dal carcere), Antonio Ciampà e Antonio Le Rose, accusati di omicidio volontario, premeditato e aggravato dal metodo mafioso nei confronti di Nicola Vasapollo, 33enne di Cutro, assassinato il 21 settembre 1992 a Reggio Emilia e di Giuseppe Ruggiero, 35enne cutrese, ammazzato da quattro uomini travestiti da carabinieri il 22 ottobre ’92 a Brescello. Omicidi inquadrati in una guerra di ’ndrangheta per la spartizione negli anni Novanta della ricca piazza emiliana per ristabilire così l’egemonia della consorteria criminale cutrese al nord.

All’udienza di ieri mattina è venuto ad assistere anche il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, insieme all’assessore alla Legalità Nicola Tria.

«L’istanza di Grande Aracri era in regola – ha messo in chiaro davanti al giudice il suo difensore, Filippo Giunchedi, svelando il ginepraio burocratico –. Pare però che la prima istanza sia andata persa. Quindi, giustamente, la Corte d’Appello di Bologna ha dichiarato inammissibile la copia trasmessa per conoscenza dalla Corte d’Assise di Reggio Emilia alla Corte d’Appello di Bologna. Ritrovata poi la dichiarazione, alla Corte d’Appello di Bologna è stato presentato un ricorso per Cassazione rispetto alla prima decisione e abbiamo chiesto alla Corte d’Appello di Bologna di pronunciarsi sulla dichiarazione corretta. Bologna ha dichiarato inammissibile questa nostra richiesta di revoca verso la quale abbiamo presentato un secondo ricorso per Cassazione. La Cassazione si pronuncerà due volte sui due ricorsi: il 24 settembre il e primo ottobre». —

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