Verde e politica qui non vanno d’accordo. È la Guerra degli Alberi di Reggio Emilia
Il conflitto ambientalista è ormai il fatto centrale del confronto sociopolitico. E l’assessora Bonvicini è un’ambientalista. Nella riqualificazione di viale Umberto I stanno compressi tutti i problemi-verità. Anche quello della utopica tramvia
REGGIO EMILIA. Yī kē dào xià de shùmù bi shēngzhing zhōng de sēnlín fāchū gèng duō de zàoyīn. È cinese una delle cantilene filosofiche che probabilmente girano in testa da almeno un anno a Carlotta Bonvicini. Cioè da quando fa l’assessora all’Ambiente di Reggio Emilia.
E – lasciatemi esagerare – la Bonvicini sovente potrebbe sognare alberi e ancora alberi, querce, cedri deodara e pioppi cipressini: la guerra degli alberi pare infatti l’evento centrale della vita sociopolitica nella nostra città. La frase è del cinese Tao Tzu, V secolo avanti Cristo, fondatore del taoismo. È arcinota, e la traduco: “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce".
Premetto che la vegetazione e la politica qui non vanno d’accordo, in ogni caso. Al riguardo proprio la carriera amministrativa della Bonvicini iniziò il 25 luglio 2019 con un infortunio mnemonico. L’assessora in quel giorno effettuò un sopralluogo al travagliato cantiere Conad di via Luxemburg. La Bonvicini rassicurò che l’incolumità delle querce veniva salvaguardata e che sarebbe stato convocato un tavolo tecnico per studiare «gli aggiustamenti e le variazioni da apportare alle opere nel corso della loro realizzazione». Nei giorni a seguire, invece, le querce vennero abbattute prima che si riunisse il tavolo tecnico, mettendo in difficoltà l’assessore ambientalista nei confronti dei suoi elettori e dei cittadini che s’aspettavano una sostanziale correzione dei lavori previsti in via Luxemburg.
Poi per tutta una serie di motivi, collegati anche al crac di Sicrea che andava edificando il nuovo supermercato, il caso di via Luxemburg – così contraddittorio e incompiuto – è diventato il simbolo della guerra degli alberi. Segate le piante, fermo il cantiere.
Ma a dare una lezione di realismo antropocentrico agli ecologisti è stato, non ultimo, il temporale del 6 luglio che ha fatto precipitare in piazza Vittoria un enorme ramo di un albero antico. Nessuna conseguenza per i cittadini. L’intervento delle seghe sulle chiome è stato necessario e immediato. E nessuno ha protestato.
Chi ha la fortuna e l’occasione di vedere Reggio dall’alto, a volo d’uccello, gode di un panorama urbano inaspettato. Avvista più alberi che tetti. La città è verde, densa di verde, fra parchi pubblici e giardini privati la veduta è quella di una sorprendente canopea. Cioè l’insieme delle chiome delle piante che disvelano campanili, abbaini, cupole, camini, coppi.
Questa immagine accompagna una forte e crescente sensibilità. Nel 2006 l’amministrazione guidata da Graziano Delrio si dotò del Piano del verde pubblico e privato con tanto di vademecum degli esemplari storico-monumentali da salvare a cura di Ugo Pellini e Daniela Mordacci. Sino ad arrivare al Piano di forestazione urbana promosso dalla Giunta di Luca Vecchi (bis) nel dicembre dell’anno scorso: “Priorità assoluta viene data all’incremento del patrimonio verde della città con la piantumazione di 50.000 alberi in cinque anni attraverso un’operazione di sinergia pubblico-privata”.
Cinquantamila alberi? Mettiamo che sia vero. Ma vige la sentenza di Tao Tzu, “Fa più rumore un albero che cade…”.
Ne sa qualcosa la Bonvicini che è stata eletta nel 2019 proprio con i voti ottenuti dalla Lista Civica Immagina Reggio-Verdi Ecologisti. Un nome, un programma.
Ora che s’approssima il rumore di 75 esemplari vegetali in caduta (ma c’è chi dice oltre 100) nel quadro della riqualificazione di viale Umberto I, la guerra degli alberi dovrebbe raggiungere la massima intensità.
Sorvolo sulle contro-accuse ai barricaderi botanici ritenuti strumentalizzati o strumentalizzabili, i soliti irriducibili, anti-Vecchi sempre e comunque. Sorvolo sulle manifestazioni dove se non c’è Francesco Fantuzzi non sono abbastanza ecologiche... La riqualificazione di viale Umberto sarà la prova fondamentale della linea municipale.
Perché là, sullo “Stradone”, stanno compressi i problemi-verità affrontando i quali la Giunta dovrà via via scoprirsi. Problema alberi. Problema viabilità. Problema storico.
Il primo riguarda appunto il che fare degli alberi malconci, di quelli malati, di quelli sospetti malati e delle prospettive dei reimpianti che inevitabilmente muteranno il palinsesto prospettico del viale. Il secondo si concentra sul traffico, sullo spartitraffico, le corsie, il concetto nuovo della circolazione perché la riqualificazione solo estetica sarebbe deludente e “ambientale” per dire. Il secondo pretende il rispetto dell’impianto settecentesco del viale, che però non collegava la Villa di Rivalta costruita per la moglie del duca Francesco III, Carlotta d'Orléans con il Palazzo Ducale (la prima era già stata demolita quando venne edificato il secondo). La definizione Passeggiata Estense è dunque funzionale e atta ad attingere dai fondi ministeriali del progetto Ducato Estense. Al riguardo Angelo Spaggiari, presidente della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi, ha avuto modo di scrivere: “Riqualificare che cosa? Quel percorso Ducale è storicamente assurdo”, e “la nuova rotatoria in viale Umberto I è tanto devastate quanto inutile”.
Per non apparire il solito passatista, apro una finestra prospettica. L’assessora Bonvicini crede moltissimo nella funzione ambientale e anche smart della tramvia. Lei ci crede. Al riguardo sarebbe lì per lì per essere commissionato uno studio di fattibilità. La linea passerebbe per viale Umberto I già oggetto di una riqualificazione a scoppio e non elettrica. Ma si sa, Reggio è una città a puntate.
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