«Il turismo ha bisogno di una svolta radicale»
L’associazione Appennino 2.0: «Montagna da trasformare Deve offrire accoglienza per più giorni, come i luoghi noti»
CASTELNOVO MONTI
Il turismo in Appennino, in questa estate così particolare, viene studiato per migliorare il settore. A porre il tema è l’associazione di promozione sociale “Vivere in Montagna - Appennino 2.0”, di cui è referente Robertino Ugolotti, il quale evidenzia l’annata anomala. «A rimescolare le carte, l’ondata pandemica», che però porta turisti in Appennino. «Le previsioni mostrano che i piccoli centri urbani saranno la meta maggioritaria in cui trascorrere le proprie vacanze. Qualora non si fosse verificata questa nuova situazione, il nostro Appennino sarebbe stato, come negli anni passati, meta di un turismo mordi e fuggi, con le località molto affollate nei fine settimana e con un ritorno alla vitalità delle piccole frazioni nel periodo ferragostano, grazie ad iniziative folkloristiche e gastronomiche. Da questo sarebbero sorte le ormai logore riflessioni, cui non sarebbero seguite risposte concrete e di impatto, in merito alla viabilità, alla poca disponibilità di posti letto e sulla tipologia di accoglienza che offriamo al turista. La società post-pandemica trova nel nostro territorio uno sfogo dalle città verso la bellezza della natura, del paesaggio, dei borghi ristrutturati, del buon cibo e della tranquillità. Proprio per questo noi avremmo la possibilità di trovare, anche in questo grave momento, un’opportunità per cambiare il modo di fare turismo e rendere strutturale, anche per gli anni futuri, la presenza di turisti in cerca di bellezza, sicurezza, tranquillità e benessere. Qualcuno ha pensato che un semplice cartello all’uscita del autostrada sia una soluzione in più per vistare i nostri paesi, la Pietra e i nostri monti. Noi vogliamo mettere in campo un tema diverso, molto dibattuto più a livello nazionale che locale. Occorre ricostruire un rapporto tra borghi e città. L’architetto Stefano Boeri, su Repubblica, ha messo in luce la necessità di rendere interscambiabili la necessità di lavorare in città e la volontà di vivere in un ambiente ospitale, accogliente e denso di bellezza come potrebbe essere il nostro Appennino. Per rendere questo possibile occorre una radicale svolta nell’approccio alla tematica del turismo e dello sviluppo del territorio. Il nostro Appennino dista circa un’ora da Parma, Reggio, Modena e anche alla stazione Mediopadana. Siamo dotati di un ospedale attivo, di servizi socio-sanitari, di scuole primarie e secondarie qualificate. Grazie alle presenza del Parco nazionale e dell’appartenenza Mab Unesco le bellezze naturalistiche, storiche, i percorsi antichi nel crinale e i percorsi tradizionali di fede sono qualificati a livello nazionale e internazionale. Oggi dobbiamo pensare e trasformare la nostra montagna in una casa attrezzata e in grado di offrire percorsi turistici per più giorni, strutture in grado di offrire accoglienza e sicurezza degna delle più note attrazioni naturalistiche nazionali. Siamo chiamati a compiere una scelta essenziale per la sopravvivenza e la crescita del domani. I protagonisti di questa scelta non possono essere che la politica locale e i cittadini che amano questo territorio e hanno voglia di mettersi in gioco». —
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