«Stiamo dando voce ai residenti di via Paradisi che alcuni considerano cittadini di Serie B»
L’assessore Lanfranco De Franco replica allo scrittore Paolo Rumiz: «Nessun atteggiamento immobiliarista, ma una visione sul quartiere»
LA REPLICA
Pubblichiamo di seguito la replica dell’assessore alle Politiche abitative, Lanfranco De Franco, all’intervento del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, pubblicato venerdì sulla Gazzetta e intitolato “Operazione via Paradisi. Il Comune strombazza un degrado inesistente”.
LANFRANCO DE FRANCO*
Gentile signor Rumiz, la seguo e apprezzo come giornalista e scrittore e condivido i suoi valori progressisti, con una forte attenzione alle storie delle persone e dei territori e un approccio di analisi critica tipico del buon giornalismo. Per questo avverto la necessità di risponderle sul progetto “902/Abitare Solidale”, che a mio parere lei male interpreta.
È un progetto di riqualificazione urbana di una porzione delicata della città, la parte di “zona stazione” tra via Turri e via Paradisi, da anni al centro del dibattito cittadino, con toni a tratti esagerati da parte delle opposizioni (di destra e sinistra) che regolarmente “usano” questa zona in campagna elettorale contro l’amministrazione.
È innegabile che i problemi siano rilevantissimi, la sua situazione abitativa e socio-demografica non ha pari in città. Per questo 902 è un’occasione unica per il quartiere e la città, con un impegno di 17 milioni che permette finalmente di immaginarne un futuro diverso. Gli interventi finora attuati dal Comune, socio-culturali o infrastrutturali, hanno migliorato alcuni luoghi (Paulonie e Binario49), ma non c’è mai stata l’occasione di un ripensamento complessivo capace di esprimere una visione. Avremo nuovi spazi pubblici, associativi, sportivi, ricreativi, aree per sperimentazioni ambientali e culturali e 58 appartamenti di edilizia popolare e sociale della migliore qualità costruttiva.
Lei denuncia un “atteggiamento immobiliarista” del Comune, interessato a “costruire palazzine di pregio”. Vorrei chiarire che i 58 appartamenti non saranno a disposizione del mercato o di speculatori, ma rimarranno saldamente in proprietà pubblica. Saranno di pregio? Sì assolutamente, perché crediamo che il pubblico debba fare le cose migliori e metterle a disposizione di chi non potrebbe accedervi sul mercato privato. Non si parli però di “sostituzione umana” perché questi luoghi di qualità saranno vissuti e abitati dall’insieme delle persone che hanno accesso all’edilizia pubblica e sociale: famiglie di lavoratori, giovani, pensionati. E non è sostituzione umana perché, nei limiti degli strumenti amministrativi a disposizione, cercheremo di permettere a chi vuole rimanere nel quartiere di restarvi.
Lei scrive che il sottoscritto, “ha più volte ripetuto di non voler incontrare gli abitanti, il cui parere è considerato irrilevante”. È falso. Al contrario l’amministrazione sta svolgendo incontri con tutti i residenti e proprietari coinvolti, con primi momenti dedicati di 1-2 ore a testa, cui ne seguiranno molti altri. Un percorso impegnativo, in termini di tempo e predisposizione a un ascolto attivo di storie, aspettative, preoccupazioni di ogni persona. Ma utile e interessante, che restituisce il reale pensiero di chi vive lì. Cosa vuol dire vivere in un condominio dove gli affittuari sono il triplo dei proprietari residenti, dove molti appartamenti sono in condizioni al limite del disumano, dove un importante debito condominiale (più alto dei condomini vicini) obbliga chi vuole mantenere attivi i servizi a pagare anche per chi non lo fa da tempo. Contrariamente a quello di cui ci si accusa, stiamo dando voce a quelli che alcuni considerano “cittadini di serie B”.
Le persone che non hanno abitudine con la concitazione delle assemblee pubbliche, che non mettono il loro nome sui giornali, che in quei luoghi sono una maggioranza silenziosa. Proporremo numerosi momenti di discussione pubblica aperta su progetto, residenze e spazi pubblici (come la commissione consiliare di giovedì in cui ho sollecitato l’invito di un portavoce del comitato dei “cittadini contrari”), ma rimango convinto che fosse giusto partire dall’ascolto puntuale di chi abita lì e non ha parola. Abbiamo fatto tutto al meglio? Sono il primo a dire che la comunicazione ai residenti interessati non doveva arrivare nello stesso momento in cui raggiungeva la città intera. Me ne scuso e ne prendo la responsabilità politica. Sarebbe stato necessario un momento dedicato in cui condividere le nostre proposte con chi è più direttamente coinvolto, su un piano personale, emozionale e anche economico.
Ci sono alcune persone che amano il quartiere e vogliono rimanerci dopo la realizzazione del progetto. Finiti gli incontri e colte le esigenze, lavoreremo per capire come questo possa avvenire. Siamo disponibili a ragionare con chiunque voglia contribuire a migliorare la nostra proposta, che è in una fase preliminare. L’unico terreno sul quale non vedo spazio di confronto è quello di chi nega la realtà e la necessità di un intervento strutturale, di chi dice “vi siete sbagliati, non fate nulla perché va bene così”.
Perché in quel caso a sbagliare non sarebbe stato l’assessore di turno o l’amministrazione comunale in carica, ma una città intera che da decenni, da sinistra a destra, sogna un quartiere più bello e vivibile per tutti. —
*assessore comunale alle Politiche abitative
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