Infanzia, l’allarme dell’Istituzione Nidi «Senza decreti non si sa come riaprire»
La direzione ha scritto ai genitori: «Stiamo costruendo ipotesi organizzative per riaccogliere nei servizi tutti i bambini»
REGGIO EMILIA
L’incertezza regna sovrana non solo sulle scuole, ma anche sulla fascia prescolare, che a Reggio accoglie la quasi totalità dei bambini da tre a sei anni e circa un terzo di quelli da zero a tre. Mentre le aperture estive straordinarie stanno compensando in piccola parte la prolungata chiusura dovuta al coronavirus, nessuno sa dire se, a quali condizioni e con quali limitazioni i servizi per l’infanzia potranno riprendere la normale attività dal primo settembre. Le famiglie se ne preoccupano e l’Istituzione Nidi e Scuole dell'infanzia comunali le rassicura sul suo impegno nell’organizzare una regolare riapertura fra poco più di un mese, ma nello stesso tempo denuncia la mancanza dei decreti governativi e regionali che la renderebbero possibile specificando le regole da rispettare.
Lo fa con una lettera indirizzata ai genitori e ai componenti dei Consigli dell’Infanzia della città e firmata dal direttore Nando Rinaldi, dal presidente Cristian Fabbi, dal consiglio d’amministrazione e dal coordinamento pedagogico. «Vogliamo comunicarvi – vi si legge – che siamo al lavoro per la riapertura dei servizi da settembre. Ad oggi, le informazioni ufficiali e i necessari decreti utili per la progettazione dell’anno scolastico 2020/2021 non ci sono. Ciò non toglie che l’Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia stia cercando di costruire varie ipotesi organizzative con l’obiettivo di riaccogliere nei servizi tutte le bambine e i bambini che ne hanno fatto richiesta».
Il problema è complicato dal fatto che la pandemia non ha diminuito il numero dei genitori che devono o vogliono affidare i figli piccoli alle istituzioni educative. Anzi, proprio durante il confinamento si è registrato il numero più alto di iscrizioni ai nidi. «Cogliamo questo – scrivono Rinaldi, Fabbi e i loro collaboratori – come un segno di fiducia e come una richiesta di collaborazione alla quale faremo di tutto per non mancare». Segue la promessa di comunicare tempestivamente le informazioni utili sul sito http://www.scuolenidi.re.it. Per ora le uniche certezze vengono dalle prescrizioni di carattere generale suggerite dal comitato tecnico scientifico. La maggiore incognita riguarda l’entità e le conseguenze del distanziamento. «Il viceministro Anna Ascani – riferisce Rinaldi – ha fatto riferimento al decreto sull’edilizia scolastica, che prescrive nelle scuole dell'infanzia uno spazio di 1,80 metri quadrati per alunno. Ne siamo rassicurati, poiché le nostre scuole sono abbastanza grandi. Se questo parametro fosse confermato potremmo accogliere tutti gli iscritti. C'è però un’altra indicazione, che si richiama all’esperienza delle attività estive. Vi erano imposti gruppi stabili con un’insegnante ogni cinque bambini. Non abbiamo avuto difficoltà, perché gli iscritti erano pochi. Ma i gruppi stabili si dovranno formare anche in settembre, quando dovremmo riaprire tutte le sezioni di ventisei alunni con due insegnanti, una ogni tredici. Se ci fosse prescritto un rapporto più elevato non basterebbero né i locali né il personale. Sarebbe impossibile reperire nuove aule. Neppure potremmo assumere nuove maestre con i magri fondi finora stanziati per le scuole paritarie, per tutta l’Italia 15 milioni di euro più 65 milioni per i mancati introiti dovuti agli sconti sulle rette nei mesi del confinamento». —
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