Quel chiosco-gabinetto... Una lezione contro lo sperpero
alfonso colli
Dunque, il cesso (pardon: chiosco-gabinetto) di via Roma, in piazza del Popol Giost, è stato definitivamente asportato, in quanto non solo dimostratosi difficilmente gestibile sotto il profilo igienico, ma soprattutto paravento dei traffici illeciti di spacciatori che già di suo stazionano e bivaccano proprio in quella zona.
Ma in questo caso il Comune non ha scusanti, perché era stato ampiamente e tempestivamente avvertito.
Ricordo infatti che, quando si espose il progetto della installazione del cesso, una piccola delegazione del Popol Giost (mezza dozzina di persone: alcuni commercianti, professionisti e residenti) domandò udienza all’allora assessore competente, tale Spadoni, per chiedere semplicemente che detto cesso venisse installato nell’angolo diametralmente opposto della piazza, su via Bellaria, in zona più discreta, ombreggiata, meno frequentata, e contigua agli esistenti cassonetti dei rifiuti: quindi molto più vocata ad ospitare tale servizio.
Il colloquio (anch’io facevo parte del gruppo) fu surreale perché come benvenuto l’assessore espresse il timore che un gruppo così folto (!) potesse compromettere la stabilità del pavimento del suo ufficio. Superato il gelo iniziale, dopo aver ascoltato la nostra richiesta e relative motivazioni a supporto, l’assessore ci liquidò in due minuti dicendo che la predisposizione della rete fognaria esistente esigeva che quella fosse la posizione nella quale installare il chiosco.
E così fu.
Poco tempo dopo, seguendo l’esecuzione dei lavori, ci accorgemmo che non vi era predisposizione della rete fognaria, perché fu necessario scavare una nuova specifica condotta fino ad allacciarla alla condotta principale di via Roma. Sorte avversa volle che tale condotta principale si trovasse (e si trovi tuttora, ovviamente) sul lato opposto a quello ove fu insediato il cesso, sicché si rese necessario tagliare via Roma (superando le relative reti di servizio : acqua. Gas, telefono, teleriscaldamento, ecc.) per effettuare l’allaccio.
La successiva gestione del cesso insieme all’aumento delle presenze diurne e notturne in quel punto fanno il resto: le motivazioni espresse dalla Amministrazione comunale per giustificare la asportazione del manufatto sembrano ora la sintesi delle argomentazioni che il folto gruppo di “gente del Popol Giost” espresse allora all’assessore Spadoni.
È proprio il caso di dire: fèr e disfèr l’ée tott un lavurèr , c’è anche un saggio nostro proverbio che fotografa esattamente questo modesto, ma significativo caso di sperpero del denaro pubblico, ma anche di alterigia della Amministrazione nei confronti della voce dei cittadini. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google