Gazzetta di Reggio

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Il caso al Csm 

Caso Palamara slittano l’udienza e la deposizione del giudice Morlini

Ambra Prati
Caso Palamara slittano l’udienza e la deposizione del giudice Morlini

Davigo rifiuta di astenersi da membro del collegio giudicante L’avvocato Manes: «Convinti della correttezza di Morlini»

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Ambra Prati / REGGIO EMILIA

Si è aperta e si è subito richiusa con un nulla di fatto – tutto rinviato al 15 settembre – la prima udienza, ieri davanti alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, dei procedimenti chiesti dalla Procura Generale della Cassazione a carico del pm Luca Palamara, indagato a Perugia per corruzione, Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia viva, e cinque ex togati del Csm, dimissionari: Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli e il giudice reggiano 51enne Gianluigi Morlini (presente in aula ieri a Roma insieme a Lepre).

Tutti presenti, insieme all’ex ministro Luca Lotti, all’incontro in un albergo romano, l’hotel Champagne, il 9 maggio 2019, in cui si discusse di nomine ai vertici di alcune importanti Procure italiane, innanzitutto quella di Roma.

L’incontro all’hotel Champagne ha dato il via allo scandalo del “caso Palamara”, scoppiato un anno fa, che ha travolto la magistratura italiana. Al centro Luca Palamara, pm di Roma sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, considerato il perno della commistione tra toghe e politica per pilotare le nomine nelle Procure. Morlini – che ha sempre negato di essere stato influenzato («ciascuna delle decisioni è stata da me presa in piena coscienza ed in perfetta autonomia, senza condizionamento alcuno dalla politica, dall’esterno o da chicchessia», aveva detto) compare nel procedimento disciplinare nella doppia veste di accusato e di testimone a favore della difesa di Palamara. Difatti il giudice di Reggio Emilia figura nella lista di 133 testimoni (un elenco che mette insieme ex ministri, presidenti emeriti della consulta, ex vicepresidenti del Csm, i capi di importanti Procure, consiglieri giuridici del Quirinale) avanzata dal difensore di Palamara, secondo il quale Morlini sarà sentito «nella sua qualità di ex componente della V Commissione del Csm». Lo slittamento di ieri è dovuto al “gran rifiuto” di Piercamillo Davigo: la difesa di Palamara ne aveva chiesto l’astensione dal collegio giudicante in quanto il suo nome è presente nella lista dei 133 testimoni, dunque si troverebbe nella condizione di teste e giudice nello stesso processo.

«Non ravviso alcun motivo di astensione», ha detto Davigo in apertura di udienza, rifiutandosi di astenersi di sua spontanea volontà. Per risolvere il nodo della ricusazione e dunque della composizione del collegio giudicante il presidente, il laico della Lega Emanuele Basile, ha dichiarato la sospensione del procedimento a carico di Palamara e lo stop pure per il procedimento disciplinare a carico degli altri magistrati. È stato programmato un fitto calendario che, da settembre alla fine dell’anno, dovrebbe stringere i tempi. «Finalmente si svolgerà il procedimento disciplinare e il mio cliente potrà difendersi nel merito – ha commentato l’avvocato difensore di Morlini, il professor Vittorio Manes del Foro di Bologna – Noi siamo fiduciosi e confidiamo che emerga, in questa vicenda molto complessa, una distinzione tra protagonisti, comprimari, semplici comparse e coloro che sono stati solo spettatori. Siamo altresì convinti di poter dimostrare la sostanziale correttezza dell’operato del dottor Morlini». —

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