È soltanto dimenticanza o c’è qualcosa dietro?
verba volant
Evaristo Sparvieri
Viabilità, viabilità, viabilità. E poi la tramvia che ancora non c’è, interventi della polizia locale, gli eventi in onore di Malaguzzi, appuntamenti vari di ogni specie. Silenzio, si comunica. Che poi con il termine “Comune” ha anche la stessa radice, derivando da quel latino “communis” che rimanda alla sfera del pubblico. Radici tirate fuori dal Comune di Reggio a scoppio alquanto ritardato quando si è trattato di comunicare (e condividere) con i cittadini importanti progetti, come ad esempio via Paradisi o il taglio degli alberi in viale Umberto I. Radici completamente dimenticate nel momento in cui si è insediato il nuovo cda di uno dei principali organismi della politica culturale reggiana, spostando il terreno da quello della partecipazione a quello prettamente riferibile proprio alla comunicazione, a dispetto delle decine di comunicati stampa (anche qui la radice “communis”) inviati tra il 19 e il 20 febbraio scorso a raffica dall’amministrazione, inondando la redazione fino quasi a intasarne la casella postale. Perché?
C’è un limite che rompe ogni silenzio. È lo stesso limite che può generare sospetti su “magheggi” vari e ipotesi di poltronifici, alimentando quel sentimento di antipolitica che in Italia – e anche a Reggio – fatica a spegnersi. Il tema è: perché i cittadini non hanno avuto ufficialmente la possibilità di sapere che il cda della Fondazione Palazzo Magnani cambiava i propri componenti? C’è un motivo preciso? O è solo una dimenticanza?
L’ente fondatore della Fondazione Palazzo Magnani di fatto è la Provincia. Il Comune è cofondatore. Ma si vocifera che le decisioni delle nomine siano state prese in primo luogo dal sindaco Vecchi, sebbene la scelta della presidenza del cda spetti di fatto ai soci privati, Iren in testa.
Il punto, quindi, resta sempre quello. Chi è che decide ciò che accade a Reggio, dove gli intrecci fra Iren e Comune– dai teatri fino alle Reggiane – sono sempre più stretti? Magari si decide insieme, in comune (ma con la “c” minuscola). Che poi a “comunicare” ci può pensare anche qualcun altro.... —
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