Un progetto scientifico per il gambero di fiume a rischio di estinzione
È cofinanziato dall’Unione europea. I tecnici del Parco nazionale e i ricercatori dell’Università di Pavia sono in azione lungo i torrenti
VENTASSO
In questi giorni i tecnici del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano sono in azione lungo i torrenti dove hanno iniziato, assieme ai ricercatori dell'Universita di Pavia, le attivita di monitoraggio per verificare la presenza e la distribuzione dei gamberi nel territorio del parco e dei siti della Rete Natura 2000 limitrofi. Infatti è stato avviato pochi mesi fa il progetto europeo Life Claw, per la conservazione del gambero di fiume, cofinanziato dall’Ue attraverso lo strumento Life. Il progetto avrà durata quinquennale e l’obiettivo principale di conservare e migliorare le popolazioni attuali di gambero di fiume autoctono, Austropotamobius pallipes, ormai in notevole declino in Europa negli ultimi 50 anni, attraverso un programma di conservazione a lungo termine. Si tratta del primo progetto italiano per salvare il gambero di fiume nell’Appennino Nord-occidentale, nelle regioni Emilia Romagna e Liguria. Un crostaceo sui 90 grammi e 12 centimetri diventato negli anni sempre più raro.
Nel progetto di tutela sono coinvolti dieci partner, scientifici e non. Tra questi ci sono il Parco nazionale, il Parco regionale naturale dell’Antola e l’Ente di gestione per i parchi e la biodiversità Emilia occidentale, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università degli studi di Pavia, che forniscono competenze scientifiche su monitoraggio, allevamento, genetica e modellistica; il Consorzio di bonifica; l’Acquario di Genova-Costa Edutainment per la divulgazione; l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, esperto di patologie. Il gambero di fiume è la specie originaria dei fiumi e dei torrenti d’Europa, ma il suo areale storico negli ultimi anni ha subito un forte declino. In Italia il calo è stimato del 74% negli ultimi 10 anni. Le minacce sono sempre principalmente due: la competizione di gamberi esotici e l’inquinamento, ma anche la distruzione delle aree ripariali e la captazione delle acque. Oggi il gambero autoctono sopravvive nelle zone sorgive e in piccoli corsi d’acqua sempre più lontani dalla valle, dove i gamberi alloctoni e la mano dell’uomo non sono ancora arrivati. Obiettivo del progetto è invertire questa tendenza. —
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