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«La chiusura dell’ospedale marca le differenze sociali»

Adr.Ar.
«La chiusura dell’ospedale marca le differenze sociali»

Il consigliere d’opposizione Santoro denuncia code e disagi per i reparti chiusi «Un conto è parlarne da malati, un conto da sani. È ora che si faccia qualcosa»

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SCANDIANO

«L’emergenza sanitaria ha marcato ancora di più le differenze sociali e la situazione dell’ospedale Magati lo conferma». Lo sostiene Angelo Santoro, consigliere di opposizione scandianese che interviene nel sempre più acceso dibattito sul futuro di diversi reparti dell’ospedale locale, chiusi a inizio marzo durante la riorganizzazione della rete Ausl reggiana.

Da allora il pronto soccorso e il punto nascite sono inattivi, e da più parti si sono alzati timori sul futuro, sul ripristino dei servizi e sul possibile, progressivo depauperamento del Magati. Una situazione che non aiuta utenti già provati da mesi difficili: «Mi rendo conto che dell’ospedale di Scandiano, un conto è parlarne da sani, un conto è da malati. Fatto è che il pronto soccorso del Magati sta creando scompiglio nel nostro Distretto sanitario dove nulla è certo; salvo la sua chiusura per motivi di sicurezza (causa Coronavirus) che ormai si protrae da troppo tempo; questo mette in difficoltà i malati e chi ha subito un trauma da incidente», sottolinea. Le sofferenze sono ben visibili, sotto forme di code davanti ad ambulatori e non solo: «La Via Crucis dei pazienti è diventata insopportabile, così come è diventato insopportabile fare la fila fuori dagli studi medici e dalle farmacie sotto il sole rovente, e quando pioverà a dirotto cosa succederà? Il generale protocollo lo ha previsto?».

Il risultato, per Santoro, è allargamento delle differenze sociali. «I cittadini che contano e quelli che contano meno. Mi riferisco ai tanti che portano la croce di un’incidente, o della malattia, sulle spalle, i quali pazientemente fanno code infinite per sapere se vivere o morire», precisa. La sua, aggiunge, «non è una contestazione alla chiusura del pronto soccorso del Magati, o alle code per essere ricevuti da un medico o comperare un farmaco, ci mancherebbe, l’emergenza pandemia lo richiedeva. Faccio solo un fermo immagine dello stato delle cose».

E ora cosa succede? «Mi chiedo solo se non sia giunto il momento di fare diversamente senza che nessuno insulti nessuno, tantomeno ci si accomodi sullo scranno più alto della verità, perché non c’è verità quando si abbaia alla luna». —

Adr.Ar.

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