A comeAlvini, Z di Zamparo l’alfabeto della stagione
Dal tecnico di Fucecchio al bomber di Latisana: i segreti del successo Dalla D alla B nel giro di un anno solare, il record del Parma è nel mirino
A come Alvini. È lui l’artefice di questa promozione, arrivato l’estate scorsa per riportare la Reggiana in B, l’ha condotta in B.
Dalla promozione alla cadetteria e sempre guadagnandosela sul campo, vincendo campionati. Questo il primato del tecnico di Fucecchio. Che a Reggio ha vinto proponendo un calcio aggressivo, propositivo tanto da far dire a tanti “Questa Reggiana ricorda l’ Atalanta del Gasp”.
B come serie B. Il ritorno dopo 21 anni, non è un libro di Dumas, ma l’impresa della Reggiana di tornare su palcoscenici che merita e che buona parte dei suoi supporter mai ha conosciuto. Partendo dalla D, sulle orme del Parma, in poche hanno scollinato due serie nell’arco di un anno solare.
C come Coronavirus. La pandemia che ha bloccato tutto per mesi, interrotto sul campo il sogno di arrivare primi.
Brava la Reggiana a credere di poter tornare in campo, a battersi per questo, a farsi trovare pronta.
Non era facile riattaccare la spina dopo un lungo periodo di stop.
D come serie D. L’incubo di un’altra stagione tra i dilettanti svanita un anno fa per il ripescaggio, con tutto il rispetto quello è un campionato che si addice a Bagnolese, Correggese, Lentigione, non ai granata.
Ma che deve servire per lezione: nel calcio d’oggi è importante tenere i conti in ordine, non fare mai il passo più lungo della gamba.
E come Espeche, il primo acquisto della Reggiana targata Amadei e Tosi, preso quando ancora non si era sicuri della serie, ha assolto al suo compito con serietà, memorabile l’incitamento di Alvini l’altra sera al momento di entrare in campo «ricordati che stai per giocare i minuti più importanti della tua carriera».
F come Favalli, il primo, e per fortuna unico, della Reggiana a toccare con mano il virus, ha avuto la forza di reagire, di lasciarsi il peggio alle spalle, i play-off sono state le partite migliori disputate da quando – era gennaio – è arrivato alla Reggiana. Un altro acquisto azzeccato del ds Doriano Tosi.
G come Grevi, nell’anno del centenario e del ritorno in B, non si può non ricordare la vecchia bandiera granata, il recordman di presenze, secondo solo a Panciroli, il capitano scomparso il 2 aprile per complicazioni da virus.
I come Immergas, che poi vuol dire Romano Amadei, il socio forte che ha portato solidità finanziaria e progettuale, esperienza.
K come Kargbo, il vero protagonista dei play-off e della scalata, il bimbo si è fatto uomo, nelle mani di Alvini è diventato giocatore vero, un diamante, peccato che a fregarsi le mani sia il Crotone.
L come Libutti e Lunetta, ma sta per tutti gli esterni, cui Alvini chiede un gran dispendio di energie. Per il primo si trattava della seconda finale play-off consecutiva, si è preso la rivincita dopo la sconfitta patita con la maglia della Triestina, il secondo, delizia quando attacca, un poco croce quando c’è da difendere, farà ritorno all’Atalanta. Ma in B potrebbe rimanere.
M come migliorare. Già, come migliorare questa squadra e renderla competitiva anche in B? Ci penserà Tosi, ma M come Modena, mai gufare, oltre Secchia si erano augurati che la Reggiana non la spuntasse...
N come nulla da rimpiangere comunque fosse andata, la Reggiana ha riconquistato il suo pubblico, ha divertito e si è divertita, poi è arrivata la ciliegina.
O come organizzazione, in campo e in società, ecco una, se non la, chiave di volta del successo. Avere una metodologia di lavoro precisa, pensare ad aggiungere sempre un tassello è vitale, poi in campo la squadra di Alvini si è mostrata davvero ottimamente organizzata.
Q come Luca Quintavalli, il presidente che ha creduto e dato vita al progetto, si è preso in carico la gatta da pelare della ricostruzione, della ripartenza dalle ceneri fumanti del dopo Piazza, i risultati lo hanno premiato. Giustamente.
R come Rossi e Rozzio. Fausto ha accettato di rimettersi in gioco dopo due gravi infortuni, scendendo in una categoria con cui c’entra ben poco. Già si sentono sirene di mercato, il difensore ha disputato la miglior stagione in granata, modificando anche il modo di giocare, visto che Alvini gli ha chiesto di essere il primo a uscire della linea difensiva.
S come Spanò, il capitano che ha reagito agli infortuni ha avuto ragione nel non volersi far operare al ginocchio. Di lui la cosa più bella in stagione è la lettera scritta in risposta alle offese con cui è stata accolta in Italia, dopo anni di prigionia, Silvia Romano.
T come Doriano Tosi, il demiurgo di questa squadra, ai tempi di Piazza lasciò dicendo che non ravvisava le condizioni per realizzare il sogno, portare la sua città in alto, ora ce l’ha fatta. E pensare che a Modena l’hanno liquidato ritenendolo “bollito”.
U come umiltà e unità di intenti, una delle formule vincenti.
V come Venturi, il portiere che in estate, nel ritiro di Carpineti, ha rischiato di finire lì la carriera, criticato per la troppa disinvoltura con cui gioca di piede, ma dopo Salò ci è andato più cauto, si è meritato la scena nei play-off, dal rigore sventato con il Potenza alle parate a salvarisultato con Novara e Bari.
Z come Zamparo, il “figliol prodigo” tornato a gennaio e che prima della sospensione era l’innesto di gennaio più indovinato di tutta la serie C, nei play-off non è andato a segno, ma si è sobbarcato un gran lavoro per aprire varchi alla velocità di Kargbo. —
Luigi Cocconcelli
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