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Rinato nella sua Reggio Per Costa è una rivincita «Sì, fatta la scelta giusta»

Roberto Tegoni
Rinato nella sua Reggio Per Costa è una rivincita «Sì, fatta la scelta giusta»

Il difensore 34enne dopo una grande carriera si è rimesso in gioco nella squadra dalle quale era partito giovanissimo insieme a Cigarini 

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Certi amori non finiscono/fanno dei giri immensi/e poi ritornano/Amori indivisibili/Indissolubili/Inseparabili. La storia di Andrea Costa è questa, come canta Venditti.

Reggiano, di Rivalta. Tifoso della Reggiana. Cresciuto nella Reggio Calcio insieme all’amico Luca Cigarini e svezzato nelle giovanili del club dalle quali Adriano Cadregari lo scelse a 18 anni e lo fece esordire in maglia granata nel finale di stagione 2003/2004, conclusasi con la salvezza contro il Varese, ai playout, quando in panchina sedeva già Bruno Giordano. Da allora il giovane difensore ne ha fatta di strada: Bologna, Sampdoria, Reggina, Parma, Empoli e Benevento, sempre a cavallo tra serie A e serie B. E come per volontà del destino, che questo ragazzo non lo vuole proprio vedere in serie C, torna in cadetteria dalla porta principale, con la maglia granata della Reggiana, della sua Reggiana.

E mentre tutti ballavano sugli scaloni della tribuna, per un attimo lui era lì, da solo, quasi incredulo e un po’ confuso per questo finale da brividi. «Mi è passato davanti tutto il film della stagione – ci spiega – ero incredulo. Ho ripensato alla scelta, mia, di tornare a Reggio quando sapevo di poter dare ancora qualcosa nel calcio. Questa piazza era l’unica che poteva darmi gli stimoli per dimostrarlo».

In questo film, c’è un fotogramma più nitido degli altri?

«Tra le emozioni che abbiamo provato quest’anno, dal centenario in poi, la vittoria del derby a Modena l’ho sentita particolarmente. L’esultanza sotto la curva, coi ragazzi, col mister, è stato qualcosa di eccezionale».

Lei rappresenta la “reggianità” di questo gruppo.

«L’emozione è triplice: per essere tornato e aver portato la Reggiana in B, dove merita; poi la rivincita per aver passato un paio di anni difficili; infine la gioia di aver iniziato e la prospettiva di finire la carriera qui. Voglio togliermi altre soddisfazioni con questa maglia, con cui sono legato ancora due anni».

Date le premesse, col Bari sentiva particolari responsabilità?

«Forse le ho accusate ad inizio partita, poi ho cercato di scrollarmele di dosso. Ho vissuto la finale con responsabilità doppie, ma con la testa sulla partita».

Cigarini (centrocampista del Cagliari) si è fatto sentire?

«Lo sento quasi tutti i giorni. Ha rotto tanto i c…i perché vincessimo i playoff e dovrei averlo accontentato (ride, ndc). Siamo amici, ho sentito anche da lui un parere prima di tornare a Reggio, e lui ha benedetto questa scelta, aiutandomi molto».

Aveva 13 anni quando la Reggiana giocava l’ultima partita in B. Era allo stadio?

«Probabilmente sì. Ricordo benissimo quegli anni, fatti di stagioni tremende e gioie immense della serie A. Ero abbonato, sono tutt’ora un tifoso che si porta nel cuore emozioni bellissime per questa maglia».

Torna in B, quella categoria che in maglia Benevento sembrava non volerla più. Rivincita personale?

«La società ha fatto delle scelte, legittime. Toccava a me rimettermi in gioco, mi sento in grado di dare una mano e avevo bisogno di sentirmi apprezzato».

La Regia parta con una buona impalcatura per la B?

«È presto per dirlo. Con l’organizzazione che abbiamo e col gruppo che esiste, potremo dare fastidio anche in serie B. Serviranno innesti e non sarà esaltante come è stato quest’anno, però nutro un briciolo di speranza sul fatto che si possa fare un gran bel campionato, sulle ali dell’entusiasmo di questa promozione». —





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