Aemilia, il ritorno in aula della De Miro Su Pagliani si decide il 23 dicembre
L’ex prefetto sentita di nuovo sulla cena agli Antichi Sapori Sivelli, legale del politico: «Chiarita la nostra posizione»
REGGIO EMILIA.
Arriverà il prossimo 23 dicembre la sentenza nei confronti di Giuseppe Pagliani (avvocato di Arceto ed ex capogruppo Pdl in Comune a Reggio Emilia) e di altri cinque imputati, finiti nel processo di secondo grado bis di Aemilia.
«I tempi si allungano, speravamo di poter concludere prima, visto che la vicenda ormai si sta trascinando da oltre cinque anni», ha commentato l’avvocato Alessandro Sivelli al termine dell’udienza in Corte d’Appello a Bologna, che ha visto il suo assistito presente, come sempre, in aula, dove ieri è stata la volta della deposizione dell’ex prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro.
Per Pagliani, che ha sempre professato la propria innocenza, l’iter giudiziario è stato tortuoso. Arrestato nel 2015 per concorso esterno in associazione mafiosa perché considerato dagli inquirenti la pedina-chiave della strategia ‘ndranghetista contro le interdittive della De Miro in cambio di voti dalla cosca, assolto in primo grado, Pagliani è stato condannato a quattro anni in Appello di Bologna; ma la Cassazione ha rimandato indietro il processo, prescrivendo la necessità di risentire una decina di testimoni e dando avvio a un nuovo giudizio di secondo grado. Ieri sono state sentite tre persone: De Miro per Pagliani, il pentito Salvatore Marino per la posizione di Michele Colacino e un’impiegata di una ditta legata alle fatture false.
La deposizione dell’ex prefetto, siciliana orgogliosa della sua sensibilità antimafia e della sua attività nelle istituzioni, è durata quasi due ore e ha ripercorso nel dettaglio il clima nella nostra città in quegli anni: la visita dell’ex sindaco Delrio insieme a tre consiglieri comunali per sensibilizzarla sul fatto che i calabresi si sentivano discriminati e, soprattutto, la cena al ristorante Antichi Sapori del 21 marzo 2012. De Miro ha spiegato di aver emesso un’interdittiva di revoca di porto d’armi nei confronti di Pasquale Brescia e Giuseppe Iaquinta (all’epoca non ancora coinvolti in Aemilia) sulla base di un’informativa dei carabinieri che evidenziavano frequentazioni di questi ultimi con Nicolino Sarcone: un’informativa in cui, ha ricordato l’ex prefetto, non si citavano né la cena, né Pagliani. Quanto alla cena stessa, De Miro ha ribadito di averne avuto conoscenza solo in seguito, quando il legale Antonio Sarzi Amadè (che assisteva Brescia e Iaquinta) presentò un ricorso al Tar per far riottenere ai suoi assistiti il porto d’armi: un ricorso nel quale si faceva riferimento proprio a quella cena-incontro politico alla presenza, tra gli altri, di Pagliani.
Fatti già noti ed emersi più volte nell’aula bunker di Aemilia, che De Miro si è limitata a ribadire. Al termine la corte ha fissato un calendario conclusivo: il 28 settembre per la discussione dell’accusa, delle parti civili e degli imputati e il 23 dicembre per eventuali repliche e per la sentenza.
«Avremmo preferito un proscioglimento in secondo grado, ma a questo punto crediamo di aver pienamente chiarito la nostra posizione attraverso i testimoni: nessuno di questi ultimi ha detto cose diverse da quanto sostenuto dalla difesa – ha commentato Sivelli – Per esempio il senatore Berselli ha escluso che Pagliani si fosse rivolto a lui per chiedere l’intervento del prefetto e per esempio gli avvocati Sarzi Amadè e Arcuri, presenti al convivio, hanno detto di essere rimasti stupiti da come è stata interpretata la cena». —
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