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il patteggiamento  

Camaleonte, un anno e quattro mesi per il pentito Giglio

Am.P.
Camaleonte, un anno e quattro mesi per il pentito Giglio

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REGGIO EMILIA.

Ha patteggiato un anno e quattro mesi per associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio il collaboratore di giustizia Giuseppe “Pino” Giglio, che ieri a Venezia in udienza preliminare è uscito così dal maxiprocesso “Camaleonte” contro la ’ndrangheta veneta.

Giglio deve la sua notorietà al fatto di essere diventato, insieme all’altro pentito Antonio Valerio, il principale accusatore dei calabresi reggiani in odore di ‘ndrangheta. Condannato in Aemilia in primo grado a 12 anni quando non era ancora pentito, poi condannato in Appello sempre per Aemilia a 6 anni con il riconoscimento dell’attenuante della collaborazione, Giglio è coinvolto in diversi processi sparsi per la penisola e collegati alla cosca madre Grande Aracri di Cutro: a Crotone, Mantova, Milano e Venezia. Il procedimento di Venezia, che ha acceso i riflettori sull’esistenza di una ‘ndrangheta con radici al sud ma radicata ed autonoma al nord al pari di quella emiliana, è senza dubbio il più imponente.

Nell’operazione “Camaleonte” della Dda di Venezia sono finiti nella rete 59 indagati e 33 arrestati, 8 dei quali reggiani, per lo più già noti per Aemilia: tra questi i fratelli Michele e Sergio Bolognino, Gaetano Blasco e, appunto, Pino Giglio.

Secondo l’ordinanza le indagini hanno permesso di «ricostruire due fenomeni criminosi, entrambi riconducibili alla ’ndrangheta: da un lato l'infiltrazione nell’economia veneta, attuata con violenza ai danni degli imprenditori; dall’altro una capillare attività di riciclaggio di danaro di provenienza illecita». Proprio su questo filone del riciclaggio del denaro sporco generato dagli affari del clan Grande Aracri è stato Giglio a raccontare che, per suo tramite e attraverso Sergio Bolognino, «parte del danaro proveniente dall’associazione di stampo mafioso incardinata in Calabria e con diramazioni in Emilia-Romagna è stato riciclato da imprenditori veneti, attraverso un’articolata attività di emissione di fatture per operazioni inesistenti».

Secondo l’avvocato difensore di Giglio, Luigi Li Gotti, «è stato un patteggiamento in continuazione: tecnicamente è stata applicata la pena totale di 7 anni e 4 mesi, in continuazione rispetto a Aemilia. Il mio cliente li sconterà ai domiciliari in una località segreta, dove si trova attualmente». —

Am.P.

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