«L’unica sostituzione sarà quella del degrado con la vivibilità»
Pubblichiamo una lettera dell’assessore Daniele Marchi in relazione a un suo precedente post su Facebook su via Paradisi, scritto in risposta a un intervento del giornalista e scrittore, Paolo Rumiz, apparso il 17 luglio sulla Gazzetta. Post e lettera si inseriscono nell’acceso dibattito sul progetto “902/abitare solidale” e più in generale sull’uso dei social da parte di politici e amministratori, oggetto di un intervento del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani.
DANIELE MARCHI*
Caro Direttore, gentile Paolo Rumiz, vorrei essere riconciliante. Non voglio derubricare lo “sgarbo social”, non intenzionale, fatto a voi e alla Gazzetta di Reggio, di cui sono certo accetterete le scuse, che qui vi rivolgo. Ma vorrei alzare, insieme a voi se possibile, lo sguardo verso la luna, tralasciando il dito. Viviamo un’epoca davvero inedita. L’emergenza sanitaria sta sconvolgendo il mondo. Le sue conseguenze sociali e politiche sono ancora tutte da comprendere.
Il nostro Paese, già fragile, è stato duramente colpito. L’Europa, già fragile, ha faticato a fare semplicemente il necessario. La nostra città ha resistito. I reggiani, ancor prima e ancor più delle istituzioni, hanno fermato il virus al di là dell’Enza. Con fortuna e con bravura la nostra provincia ha fatto da scudo all’Italia. Non è finita. La ripartenza, le ripartenze sono dure e complicate. I vincoli, i timori, le incognite sono tante, per tutti.
Lavoro, sanità, scuola sono preoccupazioni grandi, per tutti. Serviranno creatività, solidarietà e coraggio. Serviranno occhi capaci di vedere cose nuove e mani capaci di fare cose nuove.
Serviranno vecchi arnesi, ma soprattutto nuovi. Grandissima responsabilità avranno la politica e le pubbliche amministrazioni. Arriveranno risorse. Disavanzo e debito pubblico caricheranno sul futuro il costo del presente.
Quel costo sarà sostenibile solo se le risorse saranno investite per innovare e trasformare il Paese e le città.
È in questo quadro che anche le politiche di una città devono riorientarsi. È in questo quadro che la decisione di intervenire in modo radicale sul quartiere di Zona stazione a Reggio Emilia si deve collocare. Non è una decisione di oggi. Già i 6 milioni di euro impegnati per la nuova sede della Polizia locale concretizzano questa decisione. Assieme ai 17 milioni di euro del progetto 902/Abitare solidale faranno della Zona stazione il quartiere della città su cui si è deciso di investire di più.
L’unica “sostituzione” che si vuol fare in Zona stazione è quella del degrado con la vivibilità, della bruttura con la bellezza. Sì, bellezza. Perché qui, nella terra della manifattura, dei campi, del lavoro e del socialismo pragmatico alle volte si è separata l’etica dall’estetica.
Quasi che la bellezza fosse un lusso per ricchi e borghesi. Invece pensiamo che sia un diritto, per tutti, soprattutto i più fragili. Mi permetto un invito, a recuperare il Manifesto per il Diritto alla Bellezza a cui abbiamo lavorato qualche tempo fa. Sono parole di destra, di sinistra? Non lo so. Lascio a voi il giudizio. Però sono parole nostre, di questa città. E a proposito di parole faccio un appello, a tutti: che siano parole di dialogo, anche serrato dove serve, ma nel rispetto degli altri e della verità. Lasciamo stare Hitler e Stalin che stanno bene dove stanno. Inizio io stesso a raccogliere il mio appello e trasformo, per parte mia, quel “non arretriamo” con un andiamo avanti, insieme. La strada si può trovare. —
*assessore al Welfare
di Reggio Emilia
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