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#Apritiscuola, a Reggio arriva l’appello social

Adr.Ar.
#Apritiscuola, a Reggio arriva l’appello social

Iniziativa di un gruppo di insegnanti, educatori e studenti in vista di settembre «Cartelli o video-saluti davanti ai cancelli degli istituti per risolvere le incertezze»  

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REGGIO EMILIA

Tante domande sulla scuola reggiana pronta a ripartire. Le pongono un folto gruppo di genitori, insegnanti, educatrici e educatori, studentesse e studenti di Reggio che nei giorni scorsi si sono ritrovati a Casa Bettola per ragionare sulla ripresa dopo la chiusura obbligata di fine febbraio. I dubbi e le incertezze sono un tema tanto nazionale quanto locale che richiede, sottolineano dalla formazione collettiva, «uno spazio di confronto pubblico».

Già da ora, è convocata un’assemblea aperta fissata alle 18 di giovedì 27 agosto in piazza Casotti, «un appuntamento a tre settimane dall’inizio dell’anno scolastico per fare il punto della situazione e per continuare a tessere relazioni tra docenti, personale scolastico, genitori, studentesse e studenti, cittadine e cittadini». Al momento pubblico sono invitati l’assessora alle Politiche scolastiche, Raffaella Curioni, insieme ai responsabili delle istituzioni scolastiche del territorio, Provincia e Ufficio scolastico provinciale. Nel frattempo, si punta a tenere alta l’attenzione con una campagna social rivolta a tutti, pensata per lasciare segnali concreti davanti agli edifici scolastici.

«Invitiamo tutte e tutti ad andare di fronte ai cancelli delle scuole per lasciare un messaggio, scritto o disegnato, fare una foto con un cartello o un video con un saluto, da condividere sui social network con la scritta #apritiscuola», è l’appello del gruppo reggiano.

«Invitiamo tutte e tutti quelli che hanno a cuore il futuro della scuola ad attivarsi, soltanto insieme possiamo creare la scuola che vogliamo, con organici potenziati e nuove assunzioni, investimenti importanti nei confronti di tutte le differenze e disabilità e potenziamento dell’edilizia scolastica ma anche per fare spazio alle riflessioni pedagogiche e didattiche imprescindibili, domande da troppo tempo inascoltate sul senso del “fare scuola”, del come e del perché». In attesa di qualche certezza, permangono molte domande. «Le assunzioni di nuovi docenti e personale Ata saranno sufficienti per garantire una scuola in sicurezza e di qualità? Il tempo pieno verrà garantito dalla scuola pubblica o da cooperative e soggetti privati esterni? E perché non è stata prevista, almeno per le classi prime, una ripartenza senza classi pollaio con gruppi di alunne e alunni non superiore a 15?». I quesiti non riguardano solo l’immediato: «Oltre all’organizzazione logistica legata al rientro in sicurezza, vi è la volontà di mettere in campo una riflessione pedagogica e di ripensamento della didattica, in che termini? Come si intende favorire il contatto nel distanziamento? Occorre tutelare gli studenti, perché il distanziamento fisico non accentui la logica della competizione, dell’individualismo a scapito del coltivare capacità di confrontarsi in maniera costruttiva e interpersonale con la diversità». —

Adr.Ar.

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