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Dai conti svizzeri i soldi per la strage di Bologna

Dai conti svizzeri i soldi per la strage di Bologna

Secondo la Procura, Gelli o i suoi emissari anticiparono un milione di dollari ai Nar Fra le carte torna a spuntare un collegamento con il crac del Banco Ambrosiano

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REGGIO EMILIA . Flussi di denaro, 5 milioni di dollari complessivamente, partiti da conti svizzeri riconducibili a Licio Gelli per finanziare, organizzare la strage di Bologna e successivamente depistare le indagini sull’attentato più sanguinario della storia della Repubblica, che fece 85 morti e 200 feriti.

In particolare, un milione di dollari in contanti fu consegnato ad alcuni esecutori condannati in via definitiva per la strage, nei giorni precedenti al 2 agosto 1980: è l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura generale sui mandanti della strage alla stazione di Bologna.

Nel maggio scorso è stato chiesto il rinvio a giudizio per la Primula nera reggiana di Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, accusato di concorso nell’attentato.

Altri soldi, 850mila dollari, secondo la Procura generale, finirono a D’Amato, l’ex capo dell’ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno, il quale teneva contatti con la destra eversiva tramite il fondatore di Avanguardia nazionale, Stefano Delle Chiaie.

Infine, altro denaro arrivò a Mario Tedeschi – questa la ricostruzione della Procura generale – direttore della rivista “Il Borghese” ed ex senatore dell’Msi per sostenere tramite la stampa piste alternative a quella neo fascista dietro all’attentato del 2 agosto 1980.

La Procura generale di Bologna aveva avocato a sé l’inchiesta sui mandanti nell’ottobre del 2017 dopo che la Procura ordinaria aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo.

Le indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza, dalla Digos e dal Ros. L’inchiesta è partita in seguito a una corposa memoria difensiva presentata alla procura di Bologna dai legali dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto.

Spulciando gli atti del processo sul crac del Banco Ambrosiano, dalla Procura generale di Bologna hanno ricostruito passaggi e flussi di denaro cercando di arrivare ai mandanti della strage. Così, da deceduti, sono stati accusati l’ex maestro venerabile Licio Gelli e Umberto Ortolani, ritenuti dalla Procura generale di Bologna mandati-finanziatori; Federico Umberto D’Amato ritenuto mandante-organizzatore, e Mario Tedeschi considerato organizzatore per aver coadiuvato D’Amato nella gestione mediatica della strage, preparatoria e successiva, nonché nell’attività di depistaggio delle indagini. Al momento, da quanto si apprende, manca la “ricevuta” dell’avvenuto passaggio di denaro tra presunti mandanti ed esecutori. Ma secondo la ricostruzione della Procura generale, nei giorni prima della strage, Licio Gelli, un suo factotum e alcuni degli esecutori – gli ex Nar poi condannati in via definitiva – si trovavano nella stessa località. E in quell’occasione, questa l’ipotesi dei magistrati, ci fu il passaggio di denaro, un milione in contanti. —

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