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Risparmi, boom a Reggio con il lockdown In banca il tesoretto schizza a 17 miliardi

Enrico Lorenzo Tidona

I depositi dei reggiani quasi raddoppiati rispetto a 10 anni fa. Mauri (Banca Generali): «Investiamoli sulle Pmi»

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REGGIO EMILIA

Con il Coronavirus Reggio Emilia ha inanellato due record. Il primo, più triste e rinomato, è il numero di imprese chiuse durante il lockdown. Il secondo, rimasto finora sotto traccia, è il tesoretto accumulato nei conti correnti dei reggiani, che per mesi – e per paura del futuro – non hanno speso se non lo stretto necessario. A fine aprile, infatti, è stata raggiunga la cifra monstre di 17,3 miliardi di euro di depositi parcheggiati nelle banche da parte dei reggiani. Parliamo di quasi un raddoppio in 10 anni, ben 7,3 miliardi in più rispetto all’aprile del 2012. Se suddividessimo la cifra per i 532mila residenti nella nostra provincia, bambini compresi, ognuno potrebbe contare su 32mila euro pro-capite. Ma, anche in questo caso, non è oro tutto quel che luccica. Perché anche a Reggio Emilia c’è chi sta lottando per non perdere il lavoro o per trovarne un altro, come chi è alle prese con pesanti tagli dei bilanci familiari perché si trova in cassa integrazione. Ma c’è anche un grossa fetta di popolazione che, nonostante la pesante crisi economica generata dal Coronavirus, ha comunque percepito lo stipendio, la pensione o una rendita, che sono andate a ingrassare il conto corrente in maniera inattesa.

L’AVVITAMENTO

Mentre i reggiani si scoprono ricchi, l’economia in molti frangenti si è fermata o ha rallentato ben oltre il blocco totale imposto dal mese passato in lockdown. Il tesoretto accumulato nei conti correnti è generato infatti dalla minor spesa, con consumi crollati che rischiano di far avvitare l’economia locale e nazionale. Uno spaccato offerto dalle statistiche della Banca d’Italia, dalle quali si evince che, però, che grossa parte di quel risparmio, circa 10 miliardi di euro, è detenuto da famiglie consumatrici, coloro che hanno accumulato la maggior provvista quest’anno staccando ogni record precedente. La vita isolata di questi mesi, il lockdown, le vacanze cancellate, lo smart working con pranzi a casa e tragitti azzerati, hanno di fatto lasciato più soldi in tasca a chi poteva ancora contare su un’entrata, affamando però coloro ai quali questi quei soldi erano destinati sotto forma di guadagni. Di quei 17 miliardi “solo” 5,2 miliardi di euro sono sui conti delle imprese italiane e sono quelli cresciuti meno.

AZIENDE IN CRISI

Segno che l’isolamento ha teoricamente reso i reggiani più ricchi ma le imprese più povere, con il rischio di ulteriori effetti sull’occupazione, come rileva la Banca d’Italia nel suo ultimo report dedicato all’Emilia-Romagna, secondo cui dell’impatto del blocco è eterogeneo: «Nella provincia di Reggio Emilia, caratterizzata da una forte presenza di imprese della meccanica, del tessile e della ceramica, comparti più colpiti dall’interruzione, la quota di addetti sospesi risulta notevolmente superiore alla media regionale». Certo è che la sospensione delle attività produttive, ai sensi del Dpcm del 22 marzo 2020 e del successivo decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 25 marzo 2020, ha avuto ripercussioni negative sulle condizioni economiche e finanziarie del settore produttivo, «riducendone, in prospettiva, la capacità di rimborsare i debiti in essere e di rinnovare le linee di credito», è l’allerta di Bankitalia, che accende un faro sul Reggiano: «L’incidenza dei finanziamenti alle imprese con attività sospesa assume un valore minimo del 39,3 per cento nella provincia di Ferrara e un valore massimo del 66,5 per cento in quella di Reggio Emilia».

LA FASE 3 DEL RISPARMIO

I soldi quindi ci sono, ma sono nei conti correnti dei reggiani. Un contrappeso importante rispetto ai nostri debiti pubblici e privati agli occhi anche di chi ci presta soldi, Europa compresa. Ma anche una provvista, come detto più volte, che potrebbe essere inserita nel finanziamento dell’economia interna del Paese. «Per superare la crisi si può investire sui crediti delle Pmi per non correre rischi eccessivi e allo stesso tempo aiutare il sistema-Paese» è infatti la sollecitazione offerta da Alessandro Mauri, area manager di Banca Generale per l’Emilia-Romagna e la Toscana. Per tutti i risparmiatori, infatti, l’incognita casomai è come proteggere i propri risparmi dalle incognite scatenate dall’emergenza Covid-19, ora che la fase 3 è realtà ma stenta a decollare.

«Durante il lockdown abbiamo portato sostegno e vicinanza alle famiglie che hanno giustamente avuto un approccio prudente» racconta Mauri. Mentre banche centrali e governi hanno destinato migliaia di miliardi per garantire la ripresa, la recessione resta comunque dietro l’angolo. «Bisogna monitorare bene le posizioni e, in alternativa, si può investire nel mondo delle gestioni e anche a supporto del Paese, ottenendo un buon ritorno e contribuendo al rilancio delle piccole e medie imprese colpite dalla crisi», dice il manager della Banca del leone alato, che ha realizzato, ad esempio, B4Real Economy, un ecosistema proprietario che attraverso partnership esclusive con operatori di venture capital, società di asset management e centri di ricerca, seleziona le migliori pmi su cui investire. Oppure #Italianonsiferma realizzata insieme alla Fintech Credimi, attraverso cui la clientela professionale può investire sui crediti delle pmi colpite dalla crisi, il tutto con la tutela della garanzia pubblica al 90%, più un ulteriore 10% sottoscritto dal Gruppo Generali. —

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