«Una catena di colpe di molti soggetti ci ha condotti a quel disastro»
Parla il presidente del comitato dei cittadini danneggiati «Ci aspettavamo un numero di indagati maggiore»
BRESCELLO
«Tre indagati? Ce ne aspettavamo forse di più. Ma accettiamo quello che hanno stabilito le indagini. Il nostro auspicio, ora, è soltanto uno: che si vada fino in fondo e che non venga insabbiato nulla». Questa la reazione a caldo del presidente del “Comitato cittadino alluvione Lentigione”, Edmondo Spaggiari, a commento della notifica di chiusura delle indagini relative alle cause che provocarono, nelle prime ore del 12 dicembre 2017, l’esondazione dell’Enza a Lentigione.
Era piovuto tanto in quei giorni, in tutta la Regione, e contemporaneamente le temperature avevano portato allo scioglimento della neve in Appennino. Fiumi e torrenti andarono in piena, toccando alti livelli. Ma mai, i residenti di Lentigione, andati a letto la sera dell’11 dicembre, avrebbero pensato di svegliarsi il giorno successivo con i piedi bagnati. Un’esperienza che non dimenticheranno mai più. Su questo aspetto, il ricordo dei lentigionesi è unanime. Nelle prime ore di quella mattina, moltissimi scesero da letto e i piedi, anziché toccare il pavimento, incontrarono l’acqua. Che non era, purtroppo, quella di una lavatrice guasta o di un frigorifero spento. Era acqua dell’Enza, che aveva rotto in via Imperiale e che aveva creato un vero e proprio fiume nel centro della frazione. Uno scenario apocalittico al quale i cittadini non erano stati preparati, in quanto non era arrivato nessun segnale di pericolo dalle autorità preposte. Panico e scoramento hanno accompagnato per giorni i tanti residenti evacuati. In totale, 1.157 furono le persone sfollate: la stragrande maggioranza riuscì a trovare sistemazioni autonome, altre si appoggiarono al Kaleidos di Poviglio o negli alberghi.
A seguito dell’emergenza, a Lentigione giunsero 16 squadre della Colonna mobile nazionale, 12 della Colonna mobile regionale ed altre 16 da tutte la associazioni di volontariato di protezione civile della provincia, attivate dal coordinamento provinciale. In tutto circa 200 volontari. In quei giorni si registrò anche un decesso: l’89enne Renzo Porzani morì mentre stava cercando di sistemare il proprio giardino, devastato dal passaggio della piena.
«Questa sera (ieri per chi legge, ndr) – prosegue il presidente Spaggiari – avevamo già in programma un incontro del nostro direttivo, senza sapere che sarebbe arrivata questa notizia. Da quanto è emerso dalle indagini, dunque, le casse di espansione non erano state pulite bene e l’argine non è collassato, ma era troppo basso. Erano tutti elementi, questi, che avevamo dato per acquisiti da tempo, le responsabilità di Aipo nell’intera vicenda non sono una sorpresa. A partire da questi elementi, tutto il resto è andato a cascata: c’è stata una catena di responsabilità da parte di più soggetti, che ha portato alle conseguenze che conosciamo».
Il comitato è sorto all’indomani del disastro, con l’obiettivo di contribuire a fare luce sulle cause che hanno portato l’Enza a straripare, e con il passare delle settimane è diventato un punto di riferimento per i lentigionesi, chiamati a districarsi prima nelle difficoltà per tornare alla normalità e poi nei meandri burocratici dei risarcimenti. «Quel poco che ci doveva arrivare – prosegue Spaggiari – è arrivato, in termini di risarcimenti. Ma si tratta sempre di cifre di molto inferiori ai danni che abbiamo patito, sia per quanto riguarda i beni immobili che quelli mobili. Il 29 settembre scadrà il termine per la presentazione di ulteriori domande».
In questi anni il comitato ha presentato circa 70 esposti, assistito dall’avvocato Domizia Badodi. E in vista del processo si costituirà parte civile. «In base a come si metteranno le cose – conclude il presidente – valuteremo se costituirci come comitato o come persone singole, ma è un passo che faremo. Un altro passaggio sarà quello di fare incontrare tutti gli avvocati delle famiglie in modo da poter elaborare una strategia comune». —
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