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Fusione tra le quattro sorelle dell’energia Iren accarezza il sogno di diventare mega

Enrico Lorenzo Tidona
Fusione tra le quattro sorelle dell’energia Iren accarezza il sogno di diventare mega

I top manager delle utility tornano a parlare della maxi aggregazione tra i big del settore per aumentare margini e dividendi

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REGGIO EMILIA

Le sinergie creano efficienza ed economie di scala anche tra le aziende dell’energia, che si traducono in maggiori margini e quindi utili che possono poi trasformarsi in dividendi per i Comuni azionisti. Arricchire gli azionisti, compresi quelli pubblici, è infatti una delle chiavi dei processi di aggregazione già in atto nel settore - i grandi che si comprano le piccole municipalizzate - ma che potrebbe passare di grado e portare al matrimonio tra le “quattro sorelle” dell’energia. Vale a dire Iren, la multiutility del nord-ovest (Reggio, Torino, Genova, Parma, Piacenza, La Spezia), con i cugini-concorrenti emiliani di Hera, i lombardi di A2a e i centro-meridionali di Acea. Un dossier dei desideri, da quanto risulta per ora, già tracciato da Mediobanca nel passato recente - con tanto di suddivisioni di quote in caso di una mega utility - e ora rilanciato dai due capi di A2a e di Iren, secondo quanto riportato da Repubblica Affari&Finanza. L’aggregazione creerebbe un campione nazionale da 15 miliardi di capitalizzazione, diventando la sesta società italiana in Borsa, in grado di giocarsela anche sullo scacchiere internazionale, leader in Italia nei servizi pubblici locali, dalla distribuzione di gas naturale ed elettricità alla gestione del ciclo idrico (acquedotti e depurazione) e del trattamento dei rifiuti.

L’ALLUNGO in attesa della politica

Un’ipotesi rilanciata nei giorni scorsi dal neo amministratore delegato di A2a, Renato Mazzoncini, durante un seminario via web organizzato da Utilitalia, l’associazione delle multiutility, in cui il top manager ha affermato che «quello delle utility è un settore che ha dimostrato ampiamente le economie di scala, basta guardare all’evoluzione dell’Ebitda delle aziende che hanno fatto aggregazioni. Con le ultime tornate di fusioni siamo arrivati a creare aziende macroregionali, ora è il momento di arrivare a player nazionali». A fargli eco è stato dubito dopo numero uno di Iren, Massimiliano Bianco, che ha spostato la palla sul terreno della politica: «Una spinta alle aggregazioni da parte del Governo può contribuire a rafforzare ulteriormente il settore». E proprio qui si gioca la vera partita, visto che dai territori persiste la resistenza alla creazione di una “mega utility”, che farebbe perdere peso alle istanze locali nonostante la creazione, ad esempio in Iren, dei comitati territoriali. Non secondaria è poi la macchina politica, che ha a disposizione sempre meno posti e risorse nelle amministrazioni pubbliche, e che in qualità di socio tramite i Comuni cerca spesso la lottizzazione delle utility in un rapporto dare e avere.

il nodo dei TERRITORI

Non si può dire certo che sotto il profilo dei conti la razionalizzazione di alcune piccole società passate in mano alle grandi non abbia avuto benefici. Iren sta agendo forte sulle sinergie e punta da sola ad un Ebit superiore al 1 miliardo di euro entro il 2024. L’idea è di portare l’utile netto di gruppo a 300 milioni di euro al 2024 e il dividendo di 0,092 euro per azione del 2019 a 0,149 euro per azione nel 2024. Allargando il perimetro alle quattro sorelle, complessivamente ai soci sono andati 1,8 miliardi negli ultimi 3 anni e 4,6 negli ultimi dieci. L’aggregazione aumenterebbe margini e dividendi, allontanando però i territori dalla tolda di comando. Senza una cabina di regia del governo le quattro aziende continueranno a crescere per acquisizioni di piccole aziende. Certo è che, ad esempio, il matrimonio con Hera per molta politica reggiana sarebbe un ritorno a casa, sulla linea della via Emilia, sogno sfumato con la decisione - era l’epoca del sindaco Graziano Delrio - di andare con Genova e Torino, che poi hanno cambiato però colore politico dopo le sconfitte del Pd, lasciando ora il sindaco Luca Vecchi in balia dei Comuni più grandi che sembrano fare la voce grossa. —

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