«Li chiamate eroi del Covid ma sono ancora tutti precari: assumete quegli operatori sanitari»
Raccolta firme della Fp-Cgil davanti al Santa Maria Nuova: «Migliaia le assunzioni durante l’emergenza, ma tutte con contratti precari»
REGGIO EMIILIA. Arriva anche a Reggio Emilia la raccolta delle firme che, a livello regionale, sta organizzando la Fp–Cgil, chiedendo la stabilizzazione degli operatori sanitari assunti durante l’emergenza. La raccolta firme si è svolta davanti all’ingresso principale dell’azienda ospedaliera Santa Maria Nuova.
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«È noto a tutti – spiegano dalla Fp Cgil – che sono state migliaia le assunzioni fatte durante la fase acuta della pandemia per garantire le risposte adeguate alla popolazione dell’Emilia Romagna. Assunzioni effettuate con le modalità svariate, in relazione alla necessità di procedere in urgenza, ma tutte con un denominatore comune, quello dell’utilizzo di contratti precari».
Per il sindacato, si è ricorso a «contratti di collaborazione continuativa, di libera professione e a tempo determinato dietro ai quali ci sono persone, ragazze e ragazzi arrivati da tutta Italia che hanno lavorato in condizioni non semplici e prendendosi tutti i rischi del caso legati alle difficoltà con cui le regioni, attraverso i servizi sanitari regionali, hanno dovuto lottare per garantire i presidi sanitari indispensabili alla sicurezza del personale».
Di qui la decisione di organizzare in Emilia-Romagna una serie di banchetti finalizzati alla raccolta delle firme per la stabilizzazione del personale precario assunto durante l’emergenza Covid -19.
«Ragazze e ragazzi a cui oggi non basta sentirsi dire solamente “grazie siete stati eroi”, ma a cui si deve garantire un percorso che in prospettiva possa dare certezze rispetto alla possibilità che il loro contratto diventi a tempo indeterminato, per valorizzare il loro impegno e per dare continuità alla qualità del nostro Sistema sanitario, anche in relazione ai finanziamenti di cui tanto si parla che dovrebbero incrementare in maniera consistente il Fondo sanitario nazionale e di conseguenza anche quello regionale».
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