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Opera creata fra le polemiche per la sua «violenza visiva»

l. s.

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reggio emilia

Giuliano Melioli ha 79 anni. Si è diplomato come geometra e ha dato sfogo alla vocazione artistica dopo avere lavorato in una banca fino all’età di 46 anni.

«Non ne potevo più – spiega senza remore – di quell’impiego. Mi sono licenziato con l’intenzione di sfruttare il brevetto del cocciopesto policromo, che si presta a molteplici applicazioni nell’arte e nella decorazione di interni, dai pavimenti ai tavoli per le sale riunioni».

All’inizio, racconta «l’impresa è stata dura. Presto, però, sono entrato in sintonia con alcuni dei più famosi architetti e mi sono state commissionate opere importanti in tutto il mondo. Nel 1991 ne ho realizzata una per la nuova sede della Toyota a Fukuoka, in Giappone. Ho lavorato, inoltre, per la stilista Stella McCartney e in una villa dei Kennedy a Chicago. All’inizio lavoravo sul marciapiede e nel garage. Poi ho aperto un ampio laboratorio artigianale in via Monari. Continuo a curarne l’attività propriamente artistica insieme a uno dei miei tre figli. Realizziamo opere uniche con strumenti manuali». L’Ultima Cena, però, nel 2015 non era piaciuta a tutti e aveva suscitato un vivace dibattito sui social.

Fra i detrattori spiccava Federica Franceschini, ora ex consigliera comunale del Pd, che ne condannava la «violenza visiva e pseudo-artistica» che, a suo parere, mostrava un provincialismo culturale ai visitatori della nostra città. Melioli obiettava: «Se dà fastidio il messaggio di condivisione non è un problema del pannello, ma di chi propone di toglierlo. Rispetto all’opera eccezionale di Leonardo vuole essere un’interpretazione. Se qualcuno non lo ha capito mi spiace». —



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