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Tutti i dubbi di Legambiente sui 5 progetti per il turismo

Tutti i dubbi di Legambiente sui 5 progetti per il turismo

In molti casi si tratta di demolire le case coloniche esistenti e ricostruire ex novo Ferrarini: «Ci chiediamo cosa ne verrà ai cittadini che abitano il territorio»

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Cinque varianti al piano regolatore, cinque progetti che implementano la dotazione di strutture ricettivo-turistiche della zona compresa tra il castello di Canossa e quello di Rossena. Interventi che prevedono, in alcuni casi, l’abbattimento delle vecchie case coloniche o dei rustici per una nuova edificazione con ampliamenti delle superfici edificabile fino al 20 per cento. Il tutto su un’area protetta paesaggisticamente e non solo. È anche questo il progetto di valorizzazione che ha ottenuto il via libera il 21 luglio scorso dal consiglio comunale e che nell’arco di qualche tempo porterà locande, bar, alberghi, ristoranti e anche una Spa nel borgo di Riverzana, in una colonica alla base della Rupe, nell’area di San Biagio nei pressi dell’eremo e molto vicino alla torre di Rossenella.

Interventi che hanno fatto “storcere il naso” agli ambientalisti. In particolare a Clizia Ferrarini che per conto di Legambiente Val d’Enza si è messa a studiare nel dettaglio le carte. «Partiamo dal concetto – spiega Ferrarini – che per la posizione particolarmente prossima al castello di Matilde l’area è tutelata dallo Stato e per l’importanza degli habitat è tutelata dall’Unione Europea (sito di Interesse Comunitario, ndr) e per la fragilità del territorio è a vincolo idrogeologico. Solitamente ci si lamenta che le tutele e i vincoli impediscono ai cittadini di apportare anche solo piccole modifiche alle loro case, evidentemente a Canossa si può proprio radere al suolo, ricostruire e ampliare». Nel borgo di Riverzana l’intervento riguarderà restauro e riqualificazione, senza aumento di volumi. Che la società proprietaria, la Antichi poderi di Canossa srl, ha invece ottenuto in una casa colonica alla base della rupe che potrà essere abbattuta e ricostruita con aumento del 20% di volumi oltre a quelli non usati a Riverzana. Insomma da 587 metri quadrati il nuovo edificio diventerà di 994.

Anche la casa del curato, zona San Biagio, nei pressi dell’eremo potrà essere demolita e anche in questo caso l’ampliamento di superfici sarà del 20%. Idem per il rustico nei pressi del castello di Rossena. Niente demolizione ma ampliamento, invece, per la casa del curato, struttura anche questa vicina all’eremo e di proprietà della parrocchia di San Biagio che verrà trasformata in una struttura ricettiva, di accoglienza e luogo di manifestazioni ed eventi. «Premettiamo – afferma Ferrarini – che non siamo contro i recuperi, non siamo contro la valorizzazione dell’agricoltura e dei prodotti tipici o la creazione di spazi ricettivi, ma ciò deve essere fatto nel rispetto del territorio storico, paesaggistico e naturalistico, aiutando prima di tutto chi già vive e lavora lì. Ci chiediamo, allora, da tutti questi interventi cosa ne verrà ai cittadini che quelle zone abitano?». Un altro dubbio è relativo ai vincoli: «Visto che nelle delibere approvate in consiglio, nelle conclusioni, al punto 2, i tecnici comunali hanno scritto che sulla base dell’articolo 45 della pianificazione territoriale della Provincia, potrebbe non essere consentito l’aumento di volumi del 20% e il cambio di zonizzazione. Un’altra cosa inspiegabile – conclude Ferrarini – è il motivo per il quale non sono state fatte verifiche di fattibilità prima dell’approvazione». —

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