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La favola di Spanò a Reggio Emilia, dal baratro al trionfo: così l’ex ragazzino è diventato una bandiera

Andrea Munari
La favola di Spanò a Reggio Emilia, dal baratro al trionfo: così l’ex ragazzino è diventato una bandiera

Sei anni memorabili in maglia granata, due gravi infortuni e la caduta tra i dilettanti non hanno scalfito la sua determinazione

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REGGIO EMILIA. Il 29 luglio 2020 non sarà una data facile da dimenticare per i tifosi della Reggiana perché, a una sola settimana dall’arrivo della gioia più grande degli ultimi 21 anni, la conquista della serie B, è arrivata una notizia che ha lasciato di stucco tutta la città.

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Alessandro Spanò, il capitano, dopo sei stagioni a Reggio Emilia e dopo aver alzato la coppa al cielo sul terreno di gioco del Città del Tricolore, ha dato l’addio al calcio per iniziare una nuova avventura nello studio.

Era il 4 agosto 2014 quando il ragazzo di Giussano arrivò a Reggio dalla Pro Patria. Il ds Raffaele Ferrara e il tecnico Alberto Colombo lo avevano scelto per farne il perno di quella squadra che dopo tanti anni aveva iniziato a fare innamorare nuovamente la città dei colori granata.

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Sbarcato in città a soli 20 anni, Spanò non ci ha messo molto a prendersi la maglia da titolare, diventando un elemento fondamentale di una retroguardia che insieme ad Andreoni, Sabotic e Mignanelli era diventata una delle meno battute di tutto il calcio italiano.

A suon di superbe prestazioni, Spanò è riuscito a convincere anche i più scettici, che vedevano nella sua statura un punto di debolezza quasi incolmabile.

Con il trascorrere dei mesi, da giocatore sostanzialmente sconosciuto, è entrato nel cuore dei tifosi, che hanno sempre visto in lui quello che ci si aspetta da chi scende in campo: il giocatore che dà tutto per la maglia.

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Il 4 ottobre 2014 con un colpo di testa segnò il suo primo gol in maglia granata, portando la squadra alla vittoria contro il Pro Piacenza e iniziando a far vedere a tutti le sue spiccate doti in area di rigore.

Doti che l’hanno portato nel corso degli anni a segnare dei gol che sono rimasti nelle pagine storiche della Reggiana.

Il 17 maggio del 2015 fu lui a mettere dentro la rete del 2 a 2 in casa dell’Ascoli, portando la partita, poi vinta dai granata, ai supplementari. Una rete che fece esplodere di gioia gli oltre 800 tifosi che avevano seguito la squadra ad Ascoli e che ha lasciato negli annali un incredibile “gol di Spanò”, ripetuto all’infinito da Franco Tosi durante la telecronaca di quella sfida.

Alessandro Spanò è stato tra i protagonisti della Reggiana anche nei due anni della gestione dei coniugi Piazza. È riuscito a rialzarsi nel suo momento più brutto, quando il primo aprile 2018 il suo ginocchio fece crac nel tentativo di evitare un gol sicuro nella sfida casalinga contro il Sudtirol. Crociato a pezzi e tanto lavoro per tornare in campo al più presto; campo che la stagione successiva l’ha visto giocare in Serie D a causa del fallimento della società di Mike Piazza. Il suo legame con Reggio era troppo forte e per questo decise di ripartire dai dilettanti con quella maglia granata addosso che per lui è diventata quasi una seconda pelle.

Il 7 ottobre 2018 contro la Pergolettese fece il suo ritorno in campo dopo sei mesi, ripresentandosi ai suoi tifosi con una doppietta che fece esplodere di gioia lo stadio. Due gol di testa, quello che negli anni è diventato il suo marchio di fabbrica nell’area di rigore avversaria.

Da capitano ha riportato la Reggiana nei professionisti. Quest’anno ha rischiato di cadere di nuovo. Contro la Sambenedettese è rimasto a terra dopo un colpo allo stesso ginocchio già operato: tutta la città ha trattenuto il fiato per lui.

Lunghe settimane di lavoro per tornare in campo a guidare i suoi compagni e poi eccolo sempre lì, puntuale come un orologio a insaccare contro il Novara, pochi giorni fa, il gol che è valso la finale, ancora con Lanni dall’altra parte a raccogliere la palla in fondo al sacco, proprio come nel 2014.

L’atto finale contro il Bari e le braccia al cielo con la coppa rimangono le ultime immagini di sei stagioni indimenticabili che hanno creato un legame indistruttibile tra Spanò e la città.

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