«Se si punta sulla ferrovia la bretella non ha senso»
Il Comitato modenese interviene dopo il sopralluogo di Corsini a Dinazzano «Si realizzi solo il primo stralcio fino a Marzaglia, poi le merci sui treni»
rubiera
«Se si punta sulla linea ferroviaria Dinazzano-Marzaglia, che senso ha duplicare con la bretella Campogalliano-Sassuolo?». Con una lettera del comitato modenese No Bretella, si torna a parlare dell’imminente partenza del pacchetto di opere della bretella Campogalliano-Sassuolo, compresa la tangenziale di Rubiera. Dopo il rallentamento forzato di inizio 2020, l’intenzione degli enti coinvolti sarebbe quello di riprendere il percorso per la grande rete di collegamenti viari attesa ormai da anni, per una cifra vicina al mezzo miliardo di euro.
La bretella e le sue propaggini hanno fatto discutere e continuano ad essere divisive, sul versante reggiano si è dibattuto a lungo fra il tracciato a Sud della via Emilia e quello a Nord. Il progetto prevede il passaggio a Sud, dal nuovo ponte da costruire sul Secchia lungo la strada che arriva da Casalgrande sino a Bagno di Reggio Emilia. Comitati e alcuni partiti si sono opposti chiedendo invece di puntare sul versante Nord, da Fontana a Gavassa, ma alla fine il Ministero ha ribadito come la soluzione individuata rimarrà quella a Sud, aprendo ad una modifica della parte finale del tracciato per andare incontro alle richieste del Comune di Reggio.
Nei giorni scorsi, l’assessore regionale ai Trasporti Andrea Corsini ha parlato della volontà di potenziare i collegamenti fra gli scali ferroviari di Dinazzano di Casalgrande e di Marzaglia di Modena, così da deviare gran parte del traffico merci su rotaia, utilizzando anche le risorse garantite dal Ricovery Fund della Comunità Europea. Da qui è partito il comitato modenese contrario alla bretella, che ha chiesto nuovamente la sospensione del progetto o quantomeno modifiche pesanti.
«Abbiamo apprezzato le dichiarazioni di Corsini sulla “bretellina”, ma a questo punto non capiamo a cosa servirebbe la bretella autostradale, visto che entrambe le opere sarebbero sullo stesso tracciato, e servirebbero entrambe per collegare il distretto ceramico» affermano i referenti del comitato. Al massimo, si aggiunge, «si potrebbe valutare la realizzazione del solo primo stralcio, che porterebbe sino a Marzaglia e si collegherebbe alle due autostrade, la A22 e la A1. Il resto del tracciato sino a Sassuolo sarebbe inutile». L’idea sarebbe quindi di portare al massimo l’autostrada, e il conseguente flusso di mezzi pesanti, sino a Marzaglia. Lì i camion potrebbero poi caricare i container che da Dinazzano, nel cuore del comprensorio ceramico, verrebbero trasportate in treno allo snodo. In queste settimane i tecnici del Ministero dei Trasporti stanno ultimando le necessarie verifiche di congruità, e la Regione Emilia-Romagna punta a partire con i cantieri operativi entro questo 2020, in un incastro con l’emergenza: dopo i mesi delle chiusure e delle sofferenze economiche, attivare opere di grandi dimensioni è sicuramente una delle priorità per generare occupazione e lavoro. La volontà è quella di accelerare, a tutti i livelli, sul fronte reggiano la realizzazione della tangenziale dovrebbe richiedere alcuni anni e sarà divisa in vari stralci, il primo è quello che collegherà il nuovo ponte sul Secchia all’incrocio con la provinciale 51, la strada che da Villalunga passa per Salvaterra e poi per Rubiera in direzione Carpi, utilizzatissima dai mezzi pesanti del comprensorio ceramico. Da lì si proseguirà poi verso Ovest, a Sud della via Emilia, con un tracciato vicino ai 7 chilometri che taglierà fuori gli abitati di Corticella e di Bagno prima di tornare sulla via Emilia fra Bagno e Masone. Reggio, dopo aver tentennato sulla scelta dei tracciati, sta lavorando perché l’attuale progetto venga allungato sino a giungere all’attuale conclusione della tangenziale fra San Maurizio e Masone. —
Adr.Ar.
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