Gazzetta di Reggio

Reggio

le vittime reggiane 

La bomba fermò le vite di Eleonora e Vittorio

E.Spa.
La bomba fermò le vite di Eleonora e Vittorio

Vaccaro e sua madre morti sul colpo per l’esplosione A Ustica Reggio pianse Domenico Gatti, pilota del Dc9

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, madre e figlio, residenti ad Arceto di Scandiano e Dinazzano di Casalgrande. Sono loro le vittime reggiane della strage del 2 agosto 1980, il più efferato attentato della storia della Repubblica. Eleonora Geraci aveva 46 anni, Vittorio Vaccaro ne avrebbe compiuti 24 a dicembre. Madre e figlio si trovavano a Bologna per caricare una parente arrivata dalla Sicilia. Vaccaro aveva portato la madre in auto e i due erano in attesa del convoglio, a pochissimi metri dall’epicentro. L’esplosione li uccise sul colpo. Vittorio lasciò la giovane vedova Adele Incerti, all’epoca 21enne, e la figlia Linda, che aveva appena quattro anni. Due vittime che da dieci anni i Comuni di Scandiano e Casalgrande ricordano anche attraverso le borse di studio per studenti intitolate “Bologna ore 10.25 - Rimetti a punto le lancette della memoria”, organizzate in collaborazione con le famiglie delle vittime. Ma nella visita istituzionale di ieri, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare anche le vittime di Ustica, la strage del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia venne abbattuto da un missile per ragioni ancora coperte da segreti di Stato. Una strage che anche in questo caso generò lutti a Reggio. A pilotare il Dc9, infatti, il comandante reggiano, Domenico Gatti, ricordato qualche giorno fa sulla Gazzetta dal fratello Edoardo, titolare in città dell’omonima autoscuola. «La strage del 2 agosto per distogliere da Ustica? Io penso sia possibile», aveva detto Gatti. Un’ipotesi, fra l’altro, che in passato sostenne anche Paolo Bellini. E contenuta in un’intercettazione del 1986 di Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Brescia e morto nel 2018. È una delle prove della Procura Generale portata a carico di Bellini, finita nella nuova inchiesta. Un collegamento che, posto nei termini dell’intercettazione, secondo Paolo Bolognesi, presidente delle vittime della strage in stazione, rischia di creare confusione: «Risulta che lo ha detto Maggi ma lui diceva che era la tesi di “giornali benpensanti...”. Va detto, e va detto anche che ne abbiamo abbastanza di tentativi di creare confusione». Un anno, quel 1980, macchiato da una lunga scia di sangue, inaugurata il 6 gennaio dall’assassinio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale capo dello Stato, ucciso i suoi occhi per volere di Totò Riina e dei boss di Cosa Nostra, in un processo che vide imputati i Nar Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, assolti dall’accusa di esecutori nonostante la testimonianza della moglie della vittima. —

E.Spa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google