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Mattarella a Bologna commemora i morti di Ustica e del 2 agosto

Evaristo Sparvieri
Mattarella a Bologna commemora i morti di Ustica e del 2 agosto

Anche i reggiani fra i parenti delle vittime che hanno incontrato il capo dello Stato Il presidente: «C’è esigenza di verità, perseguita con impegno e ostinazione»

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Evaristo Sparvieri

/ REGGIO EMILIA

«Dolore, ricordo e verità piena: sono queste le sollecitazioni che raccolgo e che esprimo, e che vorrei rassegnare per solidarietà nei vostri confronti e nei confronti di Bologna, della città ferita, che non dimentica questa ferita e che ha reagito in maniera esemplare a quel che è avvenuto». C’erano anche i familiari di Vittorio Vaccaro e Eleonora Geraci, le due vittime reggiane della strage del 2 agosto 1980, ieri alla stazione di Bologna in occasione della visita istituzionale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per commemorare il 40esimo anniversario del terribile attentato costato la vita a 85 persone, causando oltre duecento feriti, e il 40esimo anniversario della strage di Ustica del 27 giugno 1980, in cui morirono i 77 passeggeri e i 4 membri dell’equipaggio del Dc-9 Itavia, pilotato dal comandante reggiano, Domenico Gatti.

Il capo dello Stato ha dapprima assistito alla messa in suffragio delle vittime, officiata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, nella cattedrale di San Pietro, in seguito ha deposto una corona di fiori sulla lapide che, nella sala d’aspetto della stazione, ricorda le vittime della strage di Bologna, incontrando Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime e una rappresentanza di parenti. Successivamente, Mattarella ha visitato il museo per la Memoria di Ustica, dov’è custodito il relitto del Dc-9 recuperato dai fondali marini. Il capo dello Stato è stato accompagnato da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, dal direttore del Museo, Lorenzo Balbi e da alcuni familiari delle 81 vittime della tragedia.

«Per la vicenda di Ustica, nessun presidente della Repubblica era mai venuto a Bologna. A visitare il museo della memoria di Ustica nessun presidente della Repubblica era venuto – il commento di Daria Bonfietti – Quindi questa sua visita è davvero molto importante, significativa, simbolica, ed ha un rilievo determinante»

Per Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime del 2 agosto, la visita del Capo dello Stato, il primo a venire a Bologna dopo Sandro Pertini (che il 2 agosto si recò subito sul luogo dell’attentato), rappresenta un «sostegno a tutti gli sforzi per fare in modo che la verità venga fuori al completo».

Un cammino per la verità che, a differenza di Ustica, rimasta ancora senza colpevoli nonostante le sentenze su risarcimenti e responsabilità ministeriali, per quanto riguarda la strage di Bologna da un punto di vista giudiziario è già approdata ad alcuni punti fermi, in quarant’anni di processi che hanno individuato nei Nar gli esecutori dell’attentato, ovvero Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, i primi tre in via definitiva e l’ultimo in primo grado, dopo la sentenza all’ergastolo di gennaio.

Uno scenario giudiziario dal quale, finora, sono esclusi invece i mandanti, al centro dell’ultima inchiesta della Procura Generale di Bologna, per la quale a maggio è stato chiesto il rinvio a giudizio della Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, ex Avanguardia nazionale, considerato dagli inquirenti il quinto uomo della strage, colui che portò materialmente la bomba in stazione.

Insieme a Bellini, richiesta di rinvio a giudizio anche per l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel, per depistaggio, e per Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma, per false informazioni al pm, al fine, ancora, di sviare le indagini. Ma l'inchiesta della Procura, un terabyte di atti giudiziari, si è concentrata soprattutto su persone che in un'aula di tribunale non potranno essere più portate, perché decedute. Ma che, simbolicamente, hanno un grande peso. Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, accusati, da morti, di essere “le menti”, cioè mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato. Attraverso di loro i magistrati hanno puntato il dito sulla P2 e sugli apparati deviati dello Stato.

«Come lei sa – ha affermato ieri Bolognesi di fronte al presidente Mattarella – i giudici della Procura generale di Bologna stanno portando avanti un’indagine molto complessa che sta facendo luce sui retroscena della strage coinvolgendo ancora una volta vertici degli apparati dello Stato e per noi. La sua visita è anche il simbolo del sostegno all’impegno di quei giudici».

Dopo aver deposto una corona di fiori osservando qualche minuto di silenzio, Mattarella ha sottolineato «l’esigenza di piena verità, l’esigenza di giustizia, di verità completa che è stata perseguita con ostinazione dall’azione giudiziaria e dalle sollecitazioni dei cittadini e dei familiari delle vittime contro ogni tentativo di depistaggio e occultamento», aggiungendo che «questo richiede naturalmente che si faccia di tutto, con un impegno completo e senza alcuna riserva perché la verità venga raggiunta in pieno». —

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