Il Pil reggiano crollerà dell’11% nel 2020 «Recessione profonda: peggio del 2009»
Le esportazioni e le importazioni registreranno una flessione rispettivamente del 21,8 e del 23% rispetto a un anno fa
REGGIO EMILIA
L’Italia sembra aver sotto controllo i contagi, ma diversi mercati stranieri sono ancora ingessati dal Covid. La ripresa economica su scala internazionale tarderà quindi ad arrivare sotto forma di ordini tali da riattivare a pieno ritmo le fabbriche reggiane e le attività di servizi. Ecco perché il Pil reggiano, secondo un sondaggio, a fine del 2020 sarà sceso dell’11%. «Un vero e proprio annus horribilis», fanno sapere dalla Camera di Commercio di Reggio, «una recessione forte e profonda» fanno eco da Unioncamere dell’Emilia-Romagna.
REGGIO PAGA DAZIO
Se Reggio si “salva” sul fronte turistico non essendo esposta come Venezia o Firenze, paga però dazione in quanto capitale manifatturiera. Il Pil reggiano conta infatti un andamento leggermente più critico del valore regionale (-10,6%), puntando però su un successivo rimbalzo, nel 2021, pari al +7,4%, cioè 0,6 punti in più rispetto a quello previsto per l’Emilia-Romagna. Dati che emergono dalle stime di luglio contenute negli “Scenari per le economie locali” elaborati da Prometeia e analizzati dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia. La crisi innescata dal lockdown prima e dalla lunga coda dei contagi poi, ha messo in evidenza la situazione di difficoltà del sistema economico reggiano, frenato negli scambi internazionali tanto per le vendite quanto per gli approvvigionamenti. Le esportazioni e le importazioni, infatti, registreranno una flessione rispettivamente del 21,8 e del 23% rispetto al 2019. Ad incidere sulla contrazione dell’economia reggiana sarà quindi l’andamento del settore manifatturiero, cui fa capo circa un terzo del Pil provinciale, avviato a perdere oltre il 15% del valore aggiunto rispetto al 2019.
Ferrara, ad esempio, meno esposta sul manifatturiero per la minor presenza di imprese del settore, avrà una perdita inferiore rispetto a Reggio e Modena, mentre Parma potrebbe beneficiare maggiormente dalla forte presenza dell’agroindustria.
L’AGRICOLTURA SI SALVA
Anche il quadro regionale resta fosco. «Appare ora decisamente più evidente la gravità dello shock subito per effetto della pandemia» scrive infatti Unioncamere alla luce dei medesimi dati. «L’Emilia-Romagna affronta una recessione molto più grave di quella del 2009 e con effetti più duraturi. L’epidemia ha colpito con maggiore forza il Nord, ma l’Emilia-Romagna dovrebbe essere nelle posizioni di vertice nella ripresa attesa per il 2021. Nel 2020 crollano gli investimenti, cadono le esportazioni. L’export mostrerà la ripresa più rapida nel 2021. Saranno l’industria e le costruzioni ad accusare il colpo più duro».
All’opposto dell’industria (-11,3%) e dei servizi (-8,3%) il settore che perderà meno anche a Reggio sarà quello agricolo, destinato a chiudere il 2020 con un -2%.
OCCUPAZIONE
Per quanto concerne il mercato del lavoro, nell’anno corrente l’occupazione è prevista in diminuzione del 2,2%; il dato è inferiore sia a quello regionale (-2,4%) che nazionale (-2,6%), ma questo trend lascia presagire che il tasso di disoccupazione si possa portare, nel 2021, attorno al 5,4% rispetto all’attuale 4%. Sempre nel 2021, come si è detto, il Pil reggiano dovrebbe poi tornare a crescere del 7,4%, soprattutto grazie a quelle esportazioni che sono previste in aumento del 13,6%. I più consistenti recuperi sono indicati per l’industria (+13%), le costruzioni (+8,8%) e i servizi (+4,4%). —
E.l.t.
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