Lacrime, giustizia e doveri dello Stato nei tre murales in ricordo delle vittime
A Reggio, Bologna e Parma le tre opere d’arte. In via Gramsci la creazione di PsikoPlanet, al DumBo il Collettivo Fx
REGGIO EMILIA
«Il Giano bifronte, una figura mitologica con la testa e due facce, una che rappresenta un elemento positivo, l’altro negativo. E rappresenta lo Stato che in questi eventi, dietro, attaccato ad esso ha sempre uno Stato deviato, quasi come fosse un parassita. Sia nella strage di Bologna che in altri eventi del genere emerge sempre questa idea». Così il writer PsikoPlanet descrive il murale inaugurato ieri in via Candelù 4, nel quartiere popolare di via Gramsci, nell’ambito delle celebrazioni per il 40esimo anniversario della strage di Bologna.
Una iniziativa che ha accomunato Reggio, Parma e Bologna, dove sono stati inaugurati in contemporanea altrettante opere, in un’iniziativa a trazione decisamente reggiana. Autore del murale bolognese, infatti, realizzato nello Spazio Dumbo, il reggiano Simone Ferrarini del Collettivo Fx. Il murale, dal titolo “Le lacrime della giustizia”, rappresenta un volto che piange e dai cui occhi scendono i piatti della bilancia. Al loro interno l’Italia a pezzi, distrutta dagli anni dello stragismo, e l’orologio simbolo dell’attentato, ancora fermo sulle 10.25.
«Queste lacrime sono le lacrime della giustizia – ha spiegato Ferrarini – da una parte c’è il riferimento alla strage che è l’orologio con l’ora della bomba, dall’altro invece c’è l’Italia perché è una roba che riguarda tutti. Quindi finché non c’è giustizia, non c’è giustizia per tutti noi, e avremo comunque l’Italia in macerie: questo il senso in sintesi». A Parma, invece, a ospitare il lavoro di Alessandro Canu è il sottopasso della stazione dei treni in via Borsellino. L’opera “Bologna violenta” vede delle mani che si muovono dall’alto, a simboleggiare i mandanti, che rovesciano una scatola di caramelle: quelle bianche sono 85 quante le vittime, mentre quelle colorate sono oltre 200 come i feriti. Nel disegno anche alcuni giocattoli per bambini, tra cui l’autobus 37, il vagone di un treno e un cavallino di legno.
«Il linguaggio dell’arte emoziona e questo va oltre all’oggi, portando un messaggio forte alle generazioni del futuro – ha sottolineato a Bologna il presidente dell’Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi – Bisogna tenera alta l’attenzione sulla ricerca di giustizia e sui tentativi di depistaggio. Sarà un processo molto complicato e anche attraverso questi murales noi siamo vicini ai giudici che stanno facendo un opera meritoria e necessaria».
L’iniziativa artistica è parte di “Lost&found 1980-2020. Memorie private e collettive 40 anni dopo”: un percorso di arte pubblica sull’attentato del 2 agosto che attraversa strade e piazze con le opere di giovani artisti, tutti nati dopo il 1980, e che punta a realizzare un murale in ogni provincia dell’Emilia-Romagna. A curare il progetto l’associazione Serendippo in collaborazione con l’Associazione familiari vittime della strage del 2 Agosto 1980, Assemblea legislativa, Fondazione Rusconi e Tper.
A Reggio al taglio del nastro, ieri mattina, oltre all’autore erano presenti anche l’assessore alle Politiche abitative, Lanfranco De Franco, la vicepresidente della Provincia, e il consigliere regionale, Federico Amico. Presenti all’inaugurazione anche Maria Vaccaro dell’associazione familiari delle vittime e la presidente della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, Roberta Pavarini.
«Il fatto che gli artisti coinvolti siano tutti nati dopo l’attentato ci trasmette un bel messaggio – ha sottolineato Federico Amico, presidente della Commissione Parità dell’Assemblea legislativa – Ragazze e ragazzi, alcuni giovanissimi, si sono impegnati per dare corpo a un progetto il cui scopo è mantenere vivo un ideale alto come la difesa della memoria. Un bene che non ha età ed è patrimonio di tutti. La violenza del terrore stragista non ha piegato Bologna e l’Emilia-Romagna e anche oggi siamo qui a testimoniarlo, di fronte a quest’opera, in questo quartiere che custodirà la memoria e ci aiuterà a vigilare sul presente».
L’assessore comunale Lanfranco De Franco ha sottolineato come il significato più importante di quest’opera non sia rappresentato dal solo ricordare quei fatti, «ma dalla capacità di immergerli nel tessuto della città, trasformandoli in una parte viva e caratterizzante delle architetture del quartiere popolare di Mancasale. Reggio Emilia, con la sua storia di Medaglia d’Oro della Resistenza e di grandi lotte democratiche, non poteva sottrarsi al dovere della memoria, a maggior ragione nel momento in cui il cerchio si stringe intorno ai mandanti della strage». —
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