Gazzetta di Reggio

Reggio

Operazione dei carabinieri 

Parmigiano Reggiano pagato con assegni falsi, due arresti

Ambra Prati
Parmigiano Reggiano pagato con assegni falsi, due arresti

Colti in flagrante, Silvano Bertolini e Giuseppe Melis sono finiti in manette con l’accusa di truffa  

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REGGIO EMILIA

Persone note, addetti ai lavori con parecchie segnalazioni alla spalle, professionisti del raggiro che però, stavolta, sono finiti nella rete dell’Arma. Grazie all’intuizione di un casaro, che si è confidato con un maresciallo, i carabinieri della stazione di Reggio Emilia Santa Croce, insieme ai colleghi di Sestola e di Pavullo nel Frignano (Modena) hanno arrestato in flagranza di reato Silvano Bertolini, 58 anni, di Langhirano, e Giuseppe Melis, 56 anni, di Salsomaggiore Terme, ora nel carcere della Pulce con l’accusa di truffa – una tentata, l’altra consumata – in concorso.

I due parmensi sono stati colti sul fatto mentre si facevano consegnare una seconda partita di Parmigiano Reggiano, quando avevano l’auto già carica della prima partita, per un valore totale di oltre duemila euro. Due colpi in un giorno e, si suppone, gli ultimi di una lunga serie, visto che la modalità usata dai malviventi era sempre la medesima: contattavano al telefono i caseifici del Modenese ordinando ingenti partite di Parmigiano Reggiano e prodotti caseari che si facevano consegnare per strada, nel Reggiano, pagando con assegni fasulli. Quando i venditori se ne accorgevano era troppo tardi.

L’indagine – condotta dai carabinieri modenesi e reggiani e coordinata dal pm Maria Rita Pantani – ha avuto avvio quando il titolare di un caseificio di Montecreto si è rivolto al maresciallo della stazione di Sestola, riferendogli le troppe stranezze presenti in un ordine che aveva ricevuto. Qualche giorno prima il titolare del caseificio era stato contattato da un cliente sconosciuto che desiderava una ingente partita di forme. Ma alcuni particolari hanno messo in allarme il casaro: anzitutto gli ordinativi si fanno via mail e non al telefono; l’acquirente non ha nemmeno tentato di “tirare” sul prezzo, accettando subito quello proposto del produttore; il compratore non ha espresso alcuna preferenza sulla modalità di conservazione del Parmigiano, affermando che era indifferente se sottovuoto o meno; infine, aspetto ancor più singolare, per la consegna della merce, anziché fornire l’indirizzo di un’azienda o affidarsi ad un corriere, l’acquirente ha proposto un appuntamento di persona in strada. Il maresciallo ha eseguito una verifica sull’unico elemento utile, cioè l’utenza telefonica dell’acquirente, e ha constatato che apparteneva a Silvano Bertolini, persona nota per i suoi trascorsi. C’era però la necessità di cogliere i malviventi sul fatto; così il maresciallo ha suggerito al casaro di stare al gioco e di accordarsi per la consegna, alla quale sarebbero stati presenti, in incognito, pure i carabinieri. La trappola è scattata giovedì scorso, alle 9, in via Debeli, laterale di via Emilia Ospizio.

Lì, come da precedenti accordi, si sono trovati il casaro e i due malviventi, a bordo di una Fiat Palio. Poche parole tra le parti, poi sono spuntati i militari, che avevano già accerchiato il perimetro: impossibile per i truffatori fuggire. Si è appurato che i due, identificati in Melis e Bertolini, avevano in disponibilità un assegno compilato e già intestato al caseificio in questione per un importo di 1.270 euro: peccato che il titolo bancario fosse falso. Il casaro, sollevato per lo scampato pericolo, ha potuto tornare alla sua attività con l’intera partita.

Ma non è finita qui: durante la perquisizione del mezzo dei due è saltato fuori oltre un quintale di Parmigiano Reggiano e una trentina di chili di altri prodotti caseari. In un secondo tempo si è scoperto che il formaggio sull’auto era il provento di un’altra truffa fotocopia ai danni di un caseificio di Polinago (Modena): in quel caso il venditore non si era insospettito e appena mezz’ora prima aveva consegnato la merce in una strada di Castellarano, ricevendo in cambio la solita carta straccia. Anche il primo casaro vittima del raggiro, però, è riuscito a tornare in possesso del maltolto: i prodotti gli sono stati restituiti, mentre gli assegni utilizzati in entrambi gli episodi sono stati sequestrati. —



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