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Strage, i dubbi del figlio della Primula Nera sul volto estratto dal fotogramma d’epoca

Evaristo Sparvieri
Strage, i dubbi del figlio della Primula Nera sul volto estratto dal fotogramma d’epoca

In un’intercettazione del 2019 smentisce la madre, ex moglie di Bellini: «È la faccia di un altro, non è tuo marito»

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA

«Ma te ne rendi conto che è una faccia diversa completamente? Non è lui, te sei fuori! È la faccia di un altro, te non sei normale, sei malata, fatti ricoverare, non riconosci neanche tuo marito!». Madre e figlio, divisi nel giudizio. È quanto emerge da alcune intercettazioni apparse sul Corriere, in merito al fotogramma estratto dal video girato in stazione il 2 agosto 1980 da un turista tedesco subito dopo l’esplosione della bomba che provocò la strage, causando 85 morti e oltre 200 feriti, di cui domani si celebra il 40° anniversario. Per gli inquirenti, l’uomo con i baffi e con la catenina al collo che si aggira per la stazione dopo l’esplosione è la Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, ex Avanguardia nazionale, verso il quale la Procura Generale di Bologna in maggio ha avanzato una richiesta di rinvio a giudizio, dopo aver ottenuto un anno prima la revoca del proscioglimento datato 1992.

Un fotogramma estratto da un vecchio Super8, sul quale è stata disposto anche una perizia antropometrica, riaccendendo di fatto i riflettori sul presunto coinvolgimento della Primula Nera nell’attentato. E facendo vacillare così l’alibi datato 1992 , su cui già all’epoca venivano espressi «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio», quest’ultimo considerato «superato e ininfluente».

Bellini – che nel 1980 viveva da latitante con la falsa identità brasiliana (ma documenti veri) di Roberto Da Silva – ha sempre sostenuto di trovarsi il 2 agosto al Passo del Tonale insieme alla famiglia, dopo essere partito da Rimini. Per gli inquirenti, invece, la Primula Nera sarebbe il quinto uomo esecutore della strage, colui che portò la bomba.

Un’ipotesi investigativa sulla quale, il 12 novembre 2019, venne ascoltata anche l’ex moglie della Primula Nera, che ha riconosciuto Bellini nel volto ritratto dal fotogramma, cambiando la versione resa agli inquirenti durante l’inchiesta degli anni ’80, quando confermò l’alibi del marito

«Purtroppo è lui – ha riferito a novembre 2019 davanti all’avvocato generale Alberto Candi e ai sostituti Nicola Proto e Umberto Palma, concentrandosi anche sul dettaglio della catenina al collo –. Ho visto in questo momento il video e posso dire che la persona ritratta nel fermo immagine immediatamente dopo la colonna è il mio ex marito». E ancora: «Se si trovava a Bologna devo dire che ci ha usati come alibi. Intendo me, e i miei familiari che sono stati interrogati».

Secondo quanto riporta il Corriere, prima di questo interrogatorio il 2 agosto 2019 (ovvero nel 39° anniversario della strage) la donna era già stata ascoltata dagli inquirenti, mostrando dubbi sul riconoscimento («Può somigliare a Paolo ma non posso dire che è lui»), finendo indagata per false dichiarazioni al pm. Un’accusa che sembra in seguito caduta e non compare nel fine-indagini dell’inchiesta, che secondo il Corriere sarebbe scattata sulla base di quanto emerso l’11 luglio 2019, quando l’ex moglie e il figlio sono stati intercettati. La donna in quella circostanza avrebbe ammesso che il volto nel video era quello dell’ex marito, con il figlio che contestava la sua opinione.

«Per me è lui, me lo ricorda da giovane... Ha la fossetta qui sotto, è lui». E il figlio: «Ma te ne rendi conto che è una faccia diversa completamente? Non è lui, te sei fuori! È la faccia di un altro, te non sei normale, sei malata, fatti ricoverare, non riconosci neanche tuo marito!». Secondo il figlio, anche la sorella di Bellini, «ha detto che non è assolutamente lui». E l’ex moglie della Primula Nera: «Boh!». Nell’intercettazione ci sarebbero anche altri dettagli riferiti dal figlio: «Se poi lui è stato lì e c’entra qualcosa non lo so... non è difficile che lui sapesse qualcosa in quegli anni lì... lavorava per lo Stato...». E l’ex moglie: «Infatti, ma lui era a Bologna, è già dimostrato... aveva delle faccende di mobili antichi». —

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