Gazzetta di Reggio

Reggio

Stroncato da un malore in bici. Condannato il medico sportivo

Enrico Lorenzo Tidona
Eliano Sassi, 74enne ex falegname di Budrio
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Eliano Sassi, 74enne ex falegname di Budrio

Correggio, rilasciò un certificato di idoneità senza accorgersi di una patologia evidente. Pena a 8 mesi

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CORREGGIO. È morto stroncato da un malore mentre rientrava a casa dopo l’uscita domenicale con la bici da corsa. Un decesso inspiegabile, come ha sempre sostenuto la famiglia, dato l’esito delle visite mediche che erano sempre terminate con l’idoneità sportiva. Per Eliano Sassi, 74enne ex falegname di Budrio, non ci fu però nulla da fare quando l’11 agosto del 2013 si accasciò durante la pedalata. Un malore fatale che lo colpì quando stava pedalando in via Lenin a Reggio, non lontano dalla sua abitazione in via Ascari a Budrio di Correggio.

Un decesso che aveva portato alla sbarra il medico sportivo che aveva lasciato quel certificato di idoneità. La morte di Sassi è diventata infatti oggetto di un procedimento penale su querela della famiglia, giunto ora a conclusione per l’imputato, Enrico Ligabue, condannato a 8 mesi per il reato di omicidio colposo. Una negligenza che è stata confermata a giudizio dal giudice Sarah Iusto, che ha emesso la sentenza in questi giorni. Il procedimento penale era stato incardinato e aveva portato poi all’esecuzione dell’incidente probatorio: una prova irripetibile basata sugli accertamenti effettuati con l’autopsia, che indicava che la visita medica era stata effettuata in maniera non adeguata, come aveva sostenuto la famiglia rappresentata dall’avvocato Andrea Bonacini, legale degli eredi del ciclista.

Per tutti, infatti, Sassi era uno sportivo di lungo corso, morto – secondo la querela poi presentata – perché non gli erano state diagnosticate delle patologie facilmente riscontrabili durante la visita. Un primo pronunciamento era già avvenuto in sede civile, che aveva dato ragione alla famiglia, con la disposizione di un risarcimento di centinaia di migliaia di euro. Il medico, dopo la visita medico sportiva specialistica, aveva dato il via libera alla pratica di attività a livello agonistico per Sassi, ciclista amatoriale che da anni correva come cicloturista con la società reggiana Asd Cooperatori ed era regolarmente tesserato al team.

La morte per arresto cardiaco, secondo l’accusa, poteva essere evitata con l’imposizione da parte del medico di effettuare accertamenti di secondo livello. Il caldo agostano, afferma la perizia, avrebbe avuto scarsa incidenza sulla morte. Già il gip aveva disposto l’incidente probatorio incaricando due medici per le relative perizie, che hanno dato poi ragione alla famiglia Sassi.
 

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