Gazzetta di Reggio

Reggio

LA SENTENZA DI ANCONA 

Dure condanne per la “banda dello spray”

Ambra Prati
Dure condanne per la “banda dello spray”

Pene tra gli 11 e i 12 anni per i sei accusati, tra gli altri colpi, della strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Sei condanne, tra gli 11 e i 12 anni di carcere, per la “banda dello spray”: ventenni che giravano le discoteche spruzzando spray al peperoncino per approfittare del parapiglia e rapinare gli ignari avventori dell’oro. Secondo gli atti, tra le discoteche prese di mira dai malviventi c’era anche l’Italghisa di Reggio Emilia. La sentenza, arrivata da Ancona, riguarda l’esito più nefasto di uno di questi colpi: la strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (Ancona), dove nel panico scatenatosi in attesa del dj-set di Sfera Ebbasta e a causa del cedimento di un’uscita di sicurezza, cinque minorenni e una madre 39enne morirono nella calca.

I sei giovani, originari della Bassa modenese, sono stati condannati ad Ancona con rito abbreviato dal gup Paola Moscaroli: secondo il giudice sono colpevoli di omicidio preterintenzionale (“la volontà di ledere ed effetto di uccidere”), oltre che di furto, rapina e lesioni, per la strage di Corinaldo, ma non di associazione per delinquere finalizzata ai furti con strappo. È quindi caduto il reato associativo, che avrebbe potuto aggravare di parecchio le pene.

La pena più alta, 12 anni e 4 mesi, è stata inflitta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone, considerati i “capi”; 11 anni e 6 mesi ad Andrea Cavallari, 11 anni e 2 mesi a Moez Akari, 10 anni e 11 mesi a Souhaib Haddada e 10 anni e 5 mesi a Badr Amouiyah.

I pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai avevano chiesto pene tra i 16 e 18 anni di carcere. I sei imputati hanno negato di aver spruzzato lo spray nel locale e di essere una banda: nella loro versione furono tre bande “rivali” a entrare in azione a Corinaldo.

Le manette per i sei sono scattate il 7 agosto 2019, quando una serie di intercettazioni telefoniche, insieme alla “mappatura” di entrate e uscite dai caselli A14, hanno consentito agli investigatori di risalire ai componenti della banda dello spray e di ricostruire una serie di furti e rapine commessi dal gruppo di Corinaldo in altri momenti e locali in giro per l’Italia.

«Giravamo fuori dal Vox di Nonantola (Modena) con le collane rubate all’Italghisa mezz’ora prima. E abbiamo spruzzato all’Italghisa, non ti dico cosa è successo», è un passo del dialogo captato in auto tra Di Puorto e Mormone. In un’altra conversazione, a uno che si dice curioso di sapere se l’Italghisa sia un locale «che paga», Mormone risponde: «L’Italghisa è bello, siamo andati e abbiamo fatto 40 grammi in un quarto d’ora. Se non spruzzavamo quella sera facevamo anche di più».

Il riferimento è all’episodio della sera di Natale del 2017 nella discoteca reggiana quando, nel trambusto creato dallo spray urticante, è avvenuto lo strappo di una collana; il derubato se n’è accorto e ha rincorso il ladro, trasformatosi in rapinatore perché, sfuggito al derubato, il malvivente è stato poi bloccato, non senza lottare, da una addetto alla vigilanza. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google