Nidi al via da inizio settembre con lo “sconto” sulle rette
La Conferenza Unificata ha approvato le linee guida nazionali per la riapertura La Regione verserà alle famiglie reggiane 2,5 milioni di euro per ridurre il costo
REGGIO EMILIA
Metterci la faccia non è semplice in questi tempi così incerti ma la Regione conferma che gli asili nido ripartiranno a inizio settembre. E fa di più: ci mette anche i soldi, ovvero oltre 18 milioni di euro andati ai Comuni dell’Emilia-Romagna per abbattere le rette dei nidi e di altri servizi educativi dei più piccoli. Soldi che per Reggio Emilia valgono un plafond di 2,5 milioni di euro (la ripartizione è nell’articolo accanto)
NIDI RIAPERTI
«Finalmente la Conferenza Unificata ha approvato le linee guida nazionali per la riapertura dei servizi educativi per l’infanzia» ha annunciato infatti la vicepresidente e assessora al Welfare, Elly Schlein, commentando il provvedimento che consentirà l’avvio delle attività, a partire dall’inizio di settembre, per i bimbi tra i 0 e 6 anni d’età. «Abbiamo lavorato molto in queste settimane, con il sistema regionale, con la Conferenza delle Regioni e con il Governo per far uscire entro questa settimana indicazioni chiare».
RETTE CON LO SCONTO
Inoltre, per il secondo anno consecutivo, la Giunta regionale conferma il progetto“Al nido con la Regione”, soldi vincolati esclusivamente al taglio delle rette al nido e ai servizi integrativi, sia pubblici che privati convenzionati. La riduzione delle rette interesserà i nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro, il cui risparmio annuo per ogni bambino iscritto sarà più consistente nel caso di un bambino con disabilità o residente in un Comune montano. «Non facciamo mancare il sostegno concreto ai genitori che stanno riprendendo a lavorare dopo il lockdown - dichiarano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e Schlein- Senza un supporto come quello offerto soprattutto dai servizi 0-3 anni si rischia che nelle famiglie il peso maggiore derivante da questa situazione ricada sulle donne, con un arretramento, in termini di conciliazione ed emancipazione, che non è possibile tollerare. Ma anche i bambini devono poter contare sulla possibilità di socializzare e sull’opportunità di intraprendere il proprio percorso educativo usufruendo di un sistema, come quello della nostra regione, che molti ci invidiano per qualità e innovazione. Per il secondo anno consecutivo investiamo in questa direzione, per consentire a un numero sempre maggiore di bambini di accedere a tutti i servizi per la prima infanzia offerti dal sistema emiliano-romagnolo, senza che il costo delle rette determini la rinuncia da parte delle famiglie, molte delle quali in difficoltà economica dopo l’emergenza sanitaria». —
E.L.T.
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