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La piazza del ricordo contro i revisionismi «Bellini? In aula pezzi della sua biografia»

E.Spa.
La piazza del ricordo contro i revisionismi «Bellini? In aula pezzi della sua biografia»

Speranzoni, avvocato dei familiari delle vittime: «Strage pagata da Gelli e dalla P2 usando la manovalanza fascista»

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BOLOGNA

«Come si inserisce Bellini in questo scenario? Bellini è accusato di concorso in strage. È una figura che era già nota per fatti degli anni ’90 e dei primi anni ’70, come l’omicidio di Alceste Campanile. Questa imputazione che le Procura Generale muove racconta un pezzo della sua biografia, interposto fra il 1977 e l’inizio degli anni ’80. Ma di questo parleremo in aula». In piazza per commemorare le vittime. Ma in piazza anche contro ogni forma di possibili depistaggi e di revisionismi alle verità sancite nelle aule giudiziarie, tornati prepotentemente alla ribalta da parte di coloro che – da destra – invocano la cosiddetta “pista palestinese”, anche in occasione del 40esimo anniversario della strage. Una piazza della memoria proiettata al presente e all’immediato futuro: quell’inchiesta mandanti della Procura Generale di Bologna, che nel maggio scorso ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti della Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, nel 1980 latitante con la falsa identità brasiliana (su documenti veri) di Roberto Da Silva, considerato dagli inquirenti il quinto uomo della strage, colui che ha portato la bomba in stazione, nell’ambito di un attentato pianificato dal 1979 e che vede fra i propri organizzatori, finanziatori e mandanti il capo della P2, Licio Gelli, e apparati deviati dello Stato.

Un’inchiesta che, come spiega Andrea Speranzoni, avvocato dell’Associazione dei familiari delle vittime, potrebbe contribuire a riscrivere alcune delle pagine più buie della storia d’Italia, in unico filo nero che va dal crac del Banco Ambrosiano alla strage di Brescia e agli omicidi di Mario Amato e Vittorio Occorsio, magistrati in prima fila nelle indagini sulle eversioni neofasciste, passando per i misteri della palazzina di via Gradoli dove venne sequestrato Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse: un’unità immobiliare che, secondo le carte, era gestita da società dei servizi segreti italiani, usata anche da esponenti dei Nar per gli omicidi, nel 1981, degli agenti della Digos Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma.

«In questo quarantennale della strage – spiega Speranzoni – abbiamo novità importanti che si sono assommate in questo ultimo anno e in queste ultime settimane, come la condanna in primo grado del neofascista Gilberto Cavallini, condannato alla pena dell’ergastolo il 9 gennaio scorso, di cui stiamo aspettando le motivazioni della sentenza, e il deposito da parte della Procura generale di Bologna di una serie di atti importanti che ci parlano del finanziamento della strage, dell’origine di questo finanziamento e dei destinatari di queste somme. La strage di Bologna fu pagata da Licio Gelli e da Umberto Ortolani, quindi dalla loggia P2, ebbe dei garanti in uomini dell’Ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno ed ebbe una manovalanza fascista, secondo le prospettazioni accusatorie e le carte, coniugata e legata ad ambienti dei servizi segreti. Quindi questo è un quadro in parte nuovo, un pezzo di novità che mancava».

Nell’inchiesta mandanti, sono tre gli elementi sui quali hanno fatto leva gli inquirenti per riaprire le indagini a carico di Bellini, ottenendo nel maggio 2019 la revoca del proscioglimento datato 1992: il frammento del video d’epoca girato il 2 agosto 1980, nel quale la Primula Nera è stato riconosciuto dall’ex moglie in un interrogatorio del 2019; elementi del processo di Palermo “Stato-Mafia” sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, ndr); l’intercettazione ambientale nella casa di Carlo Maria Maggi, la sera del 18 gennaio 1996, a cena. In quella circostanza l’ex leader di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Brescia e morto a dicembre 2018, in un dialogo con il figlio aveva indicato in un «aviere» colui che ha portato la bomba in stazione: «Ma in pratica già qua nei nostri ambienti... erano in contatto con il padre di ’sto aviere... e dicono che portava una bomba, ecco!», le parole di Maggi. Per gli inquirenti, si tratta della Primula Nera, conosciuto nell’ambiente della destra per aver conseguito il brevetto da pilota. Per l’avvocato Speranzoni, «avere questi elementi di novità penso sia il miglior modo per onorare i familiari delle vittime e le persone assassinate barbaramente in una stazione ferroviaria, a Bologna, il 2 agosto 1980. Nei prossimi mesi credo che avremo un processo importante che farà emergere una serie di situazioni che parleranno di un gruppo di potere. La domanda che ci poniamo oggi è se questo gruppo di potere ha avuto o meno degli eredi». —

E.Spa.

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