Legambiente lancia l’allarme ozono «Troppi sforamenti»
Le stazioni del San Lazzaro, di Guastalla e Castellarano hanno registrato più di trenta giornate sopra il limite
REGGIO EMILIA
D’estate il soleggiamento e la calura favoriscono la concentrazione dell’ozono, che in questa stagione raggiunge sempre i valori più alti, superiori nelle nostre zone alle soglie ammesse dalla normativa europea. Quest’anno non fa eccezione e la ripresa della mobilità non rallenta la progressione di questa sostanza inquinante, della quale peraltro erano stati registrati picchi anomali anche nei tre mesi di confinamento rigido.
Durante la giornata non si dovrebbe oltrepassare la media oraria di 120 microgrammi al metro cubo. Sono tollerati, nel corso di un anno, 25 giorni con una media oraria superiore.
Nella nostra provincia, però, sono tre le stazioni di monitoraggio che sono già andate molto al di là: 41 giornate di sforamento a San Rocco di Guastalla, 31 al San Lazzaro di Reggio Emilia e 30 a Castellarano. Rimane al di sotto soltanto la centralina di viale Timavo, che invece detiene il negativo primato dell’inquinamento da polveri sottili, con 36 superamenti del limite registrati finora nel 2020 rispetto a una tolleranza di 35 sforamenti all’anno.
La situazione è simile nel resto della regione e Legambiente Emilia-Romagna lancia l’allarme denunciando l’insidia dell’ozono, che può causare irritazioni delle mucose dell’apparato respiratorio e degli occhi, colpendo specialmente gli individui più sensibili, anziani e bambini. Per fortuna finora non sono stati segnalati problemi di tal genere, ma l’associazione ambientalista punta il dito contro il traffico automobilistico, principale responsabile della pessima qualità dell’aria nel bacino chiuso della valle padana.
«Proprio mentre le regioni del nord comunicano l’intenzione di fare slittare il bando degli Euro 4 previsto ad ottobre – scrive Legambiente – in Emilia-Romagna sono già 15 le stazioni di monitoraggio dell’ozono, in sette province, che hanno superato il limite normativo annuale».
Sorprendentemente la punta massima di 198 microgrammi al metro cubo è stata toccata lo scorso venerdì a Verucchio, un piccolo centro della provincia di Rimini che fa parte del club dei “Borghi più belli d’Italia” ed è lontano dalle grandi strade.
È altrettanto anomalo il fatto che la concentrazione dell’ozono, nella nostra provincia, sia schizzata al di sopra del valore obiettivo di 120 microgrammi al metro cubo sia in città sia a San Rocco di Guastalla e a Febbio nei giorni 4, 9, 11, 12 e 13 aprile, quando la circolazione veicolare era ridotta ai minimi termini a causa del lockdown.
Invece le misure anticovid hanno inciso sulle polveri sottili, facendole crollare al di sotto del limite di 50 microgrammi al metro cubo. Dall’inizio dell'anno al 31 marzo la soglia era stata superata per 36 giorni. In tre soli mesi, cioè, si erano oltrepassati i 35 sforamenti che, secondo la normativa europea, sono tollerati nell’arco di un anno.
Poi la situazione si è capovolta. Nei giorni successivi la stazione di viale Timavo, dove solitamente si registrano le punte più alte di inquinamento, ha misurato in media 20 microgrammi, con punte massime di 32.
«Per contenere il problema dell’inquinamento dell’aria anche in estate – sottolinea ancora Legambiente – è fondamentale non abbassare la guardia sulle politiche per ridurre il traffico su gomma, sulle emissioni industriali e sugli stili di vita. Serve dunque una politica forte di promozione della mobilità alternativa per persone e merci e per la riconversione dei mezzi verso alimentazioni elettriche. È preoccupante dunque la notizia data dalle regioni padane di venir meno ad alcuni dei provvedimenti previsti ad ottobre senza nessuna alternativa sul piatto. Sono invece tante le azioni che le amministrazioni potrebbero mettere in campo a costi contenuti: ridurre le velocità di percorrenza in autostrada, applicare misure a favore della mobilità sostenibile, aumentare massicciamente corsie preferenziali, piste ciclabili e zone trenta, favorire il passaggio all’elettrico delle flotte pubbliche e delle aziende partecipate». —
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