«Abbiamo sollevato il San Giorgio come una piattaforma petrolifera»
L’ad della Fagioli racconta il lavoro svolto per realizzare l’infrastruttura: «Non ci siamo mai fermati, nemmeno col Covid»
REGGIO EMILIA
«È stato davvero un anno particolare. Tra l’emergenza sanitaria e la scomparsa del nostro storico azionista di riferimento, sono stati mesi impegnativi. Essere qui è motivo di grande orgoglio per noi. Abbiamo fatto del nostro meglio per dare il nostro contributo alla città», ha dichiarato l’amministratore delegato di Fagioli Group Spa, Fabio Belli, già presente sul nuovo ponte San Giorgio di Genova due ore prima di partecipare all’inaugurazione in diretta televisiva con il presidente Sergio Mattarella.
Il primo pensiero dell’ad è andato al compianto Alessandro Fagioli, che prima del ricovero al Santa Maria Nuova gli telefonò, come ogni sabato, per informarsi sull’andamento della settimana e su come procedevano i lavori. «A me ha chiesto in particolare del ponte di Genova: si interrogava se saremmo riusciti a sollevarlo come poi abbiamo fatto la domenica. Il Tricolore che illuminava il nuovo viadotto era uno dei suoi sogni, anche questo realizzato», aveva detto Belli subito dopo il decesso
«Era il progetto che stava più a cuore a Alessandro: sua moglie era genovese, lui ci teneva molto. Alessandro, con la carica di un ventenne, è venuto a mancare proprio durante l’ultimo sollevamento», ha ricordato ieri. Il secondo pensiero è andato al personale altamente specializzato che non ha saltato un giorno di lavoro a Genova, nemmeno durante i mesi dell’emergenza sanitaria.
«Noi lavoriamo solo con ingegneri. In totale i collaboratori diretti del gruppo consistono in 600 persone, ma l’85% delle opere le svolgiamo all’estero e Genova, che ha assorbito una cinquantina di nostri uomini nei momenti di picco, è stato il progetto predominante per quanto riguarda l’Italia», ha proseguito Belli, che ha voluto sottolineare l’aspetto emotivo di chi vi ha lavorato.
«Questo ponte nasce da una tragedia immane e tutto il personale, sentendo il peso della responsabilità, è stato molto motivato nel rispettare i tempi stringenti. Chi ha lavorato qui ci ha messo il massimo dell’impegno e dell’umanità, anche in segno di rispetto nei confronti delle vittime».
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, l’ad ha sottolineato la positività del metodo utilizzato, mutuato da un altro settore di punta, sebbene meno noto, della Fagioli: l’installazione di piattaforme petrolifere. «Forti dell’esperienza maturata, abbiamo usato una tipologia di sollevamento tipica delle strutture petrolifere: grandi componenti realizzati altrove, sollevati e semplicemente installati sul posto. Un metodo quasi mai applicato nelle strutture civili, che è risultato vincente perché consente da una parte di ridurre notevolmente i tempi di realizzazione e dall’altra parte di fare il “grosso” del lavoro altrove, minimizzando i rischi e incrementando la sicurezza sul cantiere. Guardando al futuro è un sistema promettente, che permetterebbe di realizzare le opere pubbliche dimezzando le tempistiche».
Alla domanda su cosa si aspetta la Fagioli Group da qui a dicembre, l’ad ha infine replicato: «Il primo trimestre è andato molto bene, abbiamo confermato gli obiettivi per il 2020 e il semestre che stiamo chiudendo in questi giorni pare in linea nonostante l’effetto Covid. In Europa anche durante la pandemia le grandi opere già avviate non si sono fermate».
Semmai l’incognita riguarderà le opere in partenza: «Di sicuro quello attuale è un mondo completamente diverso: se già prima richiedeva ecletticità ora siamo alla gestione dell’emergenza diversa di Stato in Stato. Questo ha creato problemi per il nostro personale all’opera in Europa, negli Usa e in Asia: molti sono stati costretti alla quarantena sia all’andata sia al ritorno e questo senza dubbio ha aggravato i costi. Tuttavia sono ottimista». —
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