«Consorzi incapaci di gestire un canale figuriamoci la diga»
Cangiari (Europa Verde): gli irrigui privati siano assorbiti dalle grandi Bonifiche
IL DIBATTITO
«Giambattista Vico, il grande pensatore di fine ’600, sosteneva che alcuni accadimenti si ripetono con le medesime modalità, anche a distanza di tempo, in base a un disegno divino preordinato. La cronaca di questi giorni conferma la teoria vichiana, che nel caso specifico si applica al tema secolare della diga a Vetto», afferma Duilio Cangiari per Europa Verde Reggio Emilia. «Nei giorni scorsi sono apparse sulla stampa affermazioni imbarazzanti e fuori dal tempo a firma dei Consorzi irrigui privati e di Confcooperative. I contenuti? Sempre quelli: si ribadisce, senza nessuna analisi seria, che la grande diga vagheggiata dall’ingegner Marcello sarebbe la risposta, non solo per ampliare la produzione del Parmigiano Reggiano, ma per tutta l’economia della montagna. Serietà vorrebbe che tali affermazioni fossero dimostrate. Quali sarebbero i vantaggi per l’agricoltura montana? Benefici potenziali sarebbero colti dall’agricoltura industriale delle pianure, che si colloca agli antipodi della filosofia produttiva artigianale dei prodotti collinari e montani: prodotti di nicchia e di grande qualità. Ci chiediamo inoltre come una immensa pietraia assolata e fangosa come quella che si presenterebbe sulle rive dell’invaso, proprio nel periodo estivo a causa dell’abbassamento del livello lacustre dovuto agli emungimenti della stagione secca, possa costituire un valore aggiunto al paesaggio e una attrazione per i turisti e possa far decollare un settore che, al contrario, dovrebbe valorizzare gli aspetti naturalistici, culturali e storici: castelli matildici e borghi appenninici, oggi ai margini dei flussi turistici, che territori a noi vicini hanno invece saputo valorizzare e rendere famosi. Ma torniamo alle tesi dei Consorzi privati. Nel documento della Regione a cui loro fanno continui riferimenti il fabbisogno stimato si attesterebbe tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi. I Consorzi parlano di un invaso da 110 milioni, quindi viene da pensare che non riconoscano il lavoro della Regione, o che tutto torni come nei ricorsi vichiani. Già questo la dice lunga sulla credibilità delle loro affermazioni. Il documento regionale prevede molte azioni diluite nel breve, medio e lungo periodo. Si va da azioni di incremento dell’efficienza irrigua al miglioramento dei canali, agli incentivi per le aziende che adottino iniziative virtuose di risparmio idrico, alla realizzazione di piccoli invasi diffusi sul territorio per lo stoccaggio delle acque piovane eccetera. Poi non va sottovalutato l’enorme potenziale della ricarica artificiale delle falde, tecnica mai presa seriamente in considerazione dal mondo agricolo. Ora di tutte queste cose i signori dei Consorzi (e anche altri) non ne parlano. Come mai? Sorge il dubbio che il tema della risorsa idrica sia funzionale ad altro, non sorretto da un sincero desiderio di dare un contributo disinteressato, ma piuttosto teso a innescare meccanismi politico-burocratici in grado di sostenere la complessa procedura in capo alle grandi opere. Ciò corrisponde alla vecchia e pericolosa logica del portiamo a casa dei soldi per le grandi infrastrutture, anche se discutibili, poi si vedrà. Follia già prima del Covid, ancor peggio ora, con il rigore politico amministrativo chiesto da tutta Europa, oltre che dalla logica. Poi la presunta capacità di questi soggetti di essere punto di riferimento credibile sul tema del fabbisogno idrico e soprattutto per valutare gli impatti dell’opera. Va ricordato ai cittadini contribuenti che da diversi anni la Bonifica Emilia Centrale stanzia ingenti risorse (circa 30.000€ ogni anno) a favore del Consorzio irriguo privato di Bibbiano che fa parte della filiera (è il più antico, fin dal 1344) dei piccoli Consorzi privati che reclamano la grande diga. Questi fondi sono destinati per il 30% alla manutenzione del canale di Bibbiano e di altri 2 canali importanti (la parte principale del sistema) e per il restante alla assunzione di personale per il buon funzionamento del sistema di irrigazione. Ora è evidente che soggetti che non sono in grado di ottemperare autonomamente al loro piccolo compito, cioè fare manutenzione a un canale, peraltro loro affidato da secoli, non sono assolutamente credibili come interlocutori su un tema così delicato per la collettività, e ci chiediamo come, nella situazione odierna caratterizzata da scarsità di risorse, non vengano sciolti e assorbiti nei grandi Consorzi. O forse si capisce... Devono esercitare il ruolo di mosche cocchiere e accreditarsi a interlocutori di riferimento per la grande diga: dimostrazione vivente dei corsi e ricorsi storici vichiani e di come si possa recitare più parti in commedia. Verrebbe da ridere, se non fosse una cosa seria». —
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