Il progetto più caro al patron Alessandro e quella sua telefonata prima del ricovero
Il viadotto di Genova era molto caro allo storico fondatore della Fagioli L’ultima chiamata in azienda prima della morte fu proprio per il ponte
L’OPERAZIONE
Due anni di lavori che non si sono mai interrotti, nemmeno durante il lockdown dovuto al Covid, con una cinquantina di ingegneri sempre presenti che hanno lavorato in doppio turno, sette giorni su sette, fermandosi solo per Natale.
La Fagioli Group Spa, l’azienda di ingegneria di Calerno di Sant’Ilario leader nei trasporti e movimentazioni speciali, è stata coinvolta fin dall’inizio – il tracollo della struttura, il 14 agosto 2018 con 43 vittime – prima nella maxi opera di demolizione del ponte Morandi e poi di ricostruzione in tempi record del viadotto San Giorgio. Sono state ben 134 le imprese che si sono avvicendate sul cantiere, ma l’apporto della Fagioli è stato costante e determinante.
Come è accaduto in passato per un’altra tragedia italiana, la Costa Concordia – la nave da crociera naufragata il 13 gennaio 2012 sulle coste dell’Isola del Giglio dopo l’inchino fatale che causò la morte di 32 passeggeri – le mega gru con il marchio Fagioli sono state ancora una volta protagoniste. Come per il Mose di Venezia, come per tanti altri progetti particolarmente complessi che necessitano un mix di competenze di nicchia.
E stavolta c’è pure un significato speciale, visto che l’opera genovese stava particolarmente a cuore ad Alessandro Fagioli, il fondatore e presidente per sessant’anni del colosso di via Ferraris, scomparso il 22 marzo scorso all’età di 81 anni: la sua ultima telefonata, pochi giorni prima del ricovero, è stata per informarsi dell’andamento dei lavori a Genova.
Alessandro era presidente e socio di minoranza (con il 25% delle azioni) da quando nel 2017, per raggiunti limiti di età, cedette il gruppo al fondo di investimento QuattroR e si affidò ad un team di manager.
DEMOLIZIONE
Dopo il crollo del ponte, Fagioli si è aggiudicata – insieme ad altre imprese specializzate in demolizioni, bonifiche ambientali e ingegneria strutturale – la commessa per la rimozione delle sezioni del ponte Morandi. Tra le aziende dell’Ati costituita, Fagioli si è occupata delle operazioni di abbassamento e smontaggio delle sezioni non crollate.
Per l’abbassamento degli impalcati orizzontali chiamati tamponi, fino a 916 tonnellate di peso l’uno, è stato utilizzato un sistema di martinetti idraulici strand jacks posizionati su travi a sbalzo e strutture create ad hoc per mettere in sicurezza, prendere in carico ed abbassare di volta in volta le varie sezioni di ponte. Per le operazioni di smantellamento delle pile occidentali e, più in generale, di sollevamento o abbassamento di altri componenti strutturali sono state invece utilizzate gru cingolate di grossa portata (fino a 600 tonnellate).
Una volta a terra, le sezioni sono state movimentate con carrelli semoventi speciali. I lavori realizzati dalla Fagioli hanno comportato anche l’utilizzo di sistemi di sollevamento a cavalletto e di rimorchi modulari. Non a caso il 14 luglio scorso, proprio per il complesso smantellamento del ponte Morandi, l’azienda reggiana è stata premiata nell’ambito di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale nel settore dei trasporti e dei sollevamenti eccezionali: lo “SC&RA 2020 job of the year awards”, nella categoria come miglior sollevamento 2019.
COSTRUZIONE
Fagioli è stata una dei partner primari del consorzio “Per Genova” ricevendo da Fincantieri infrastructure l’incarico per le operazioni di trasporto, movimentazione e installazione delle nuove sezioni del ponte “Genova San Giorgio”.
L’azienda emiliana ha trasportato via mare e su strada tutti gli elementi che compongono il ponte: 237 sezioni con un peso compreso tra le 56 e le 89 tonnellate che, una volta sbarcate nelle banchine del porto di Genova, sono state trasferite nel cantiere del nuovo ponte con mezzi speciali, attraverso percorsi dedicati. I mezzi hanno fatto la spola ininterrottamente: ben sessanta trasporti sono stati eseguiti di notte per non impattare sulla viabilità cittadina del capoluogo ligure.
I vari componenti sono stati assemblati a terra e posizionati sotto le pile in cemento armato prima di essere sollevati e posizionati a 50 metri di altezza. Per movimentare le campate più grandi, lunghe 100 metri e del peso di circa 2mila tonnellate ciascuna, sono stati utilizzati carrelli speciali, mentre i sollevamenti sono stati eseguiti con sistemi strand jacks e gru cingolate della portata massima di 1.250 tonnellate. —
AM.P.
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