Chi ha paura del legittimo accanimento?
Sulla partita sono spiovuti il silenzio e l’apparizione “surprise” dei documenti
VERBA VOLANT
STEFANO SCANSANI
Ogni tanto sperimentiamo una specie di rimorso/ripensamento. Emerge quando ci domandiamo se ci siamo accaniti un po’ troppo su questa o quella notizia.
Non è il caso degli esiti della nostra inchiesta sui nuovi vertici della Fondazione di Palazzo Magnani.
Giorni fa ci accorgemmo che da fine febbraio il presidente della Fondazione culturale di corso Garibaldi è diventato direttore e che a un dirigente di Iren è stato affidato il ruolo precedente del primo.
E in questi cinque mesi dalle istituzioni (Comune e Provincia) zero informazioni. Prima reazione: l’emergenza Coronavirus avrebbe “smemorizzato” la comunicazione istituzionale al riguardo.
Poi, osservammo che il conferimento della presidenza a un dirigente di Iren chiude il cerchio sulle generose sponsorizzazioni: la multiutility così gestisce ciò che elargisce. Seconda reazione, risentita, di Comune e Provincia in tandem: nessuna egemonia, il presidente non è un plenipotenziario… E chi l’ha mai scritto? Semmai la presidenza a Iren è la cassaforte accomodata in salotto. La Gazzetta ha infine riscontrato che sul sito di Palazzo Magnani - nel livello “amministrazione trasparente” – non apparivano l’ultimo statuto approvato, la delibera con la quale il cda ha creato la figura del direttore prima inesistente. Negligenze? Terza reazione: questi documenti sono sbocciati online improvvisamente e in bell’ordine. Crediamo che ciò non sia avvenuto per caso, per un rapido risveglio di memoria.
Noi rimaniamo del parere che gli enti locali e le istituzioni (nel caso Comune, Provincia e Fondazione) devono sempre e puntualmente rispondere agli interrogativi, alle osservazioni.
Siamo del parere che il fior fiore dei portavoce, degli uffici stampa, degli spin doctor e altri stipendiati oleatori di consenso, hanno un senso solo se replicano precisamente e documentatamente.
Invece sulla partita di Palazzo Magnani sono spiovuti il silenzio, l’apparizione “surprise” dei documenti che andavamo cercando, una sdegnata non reattività.
Il giuoco – sì, giuoco, all’ottocentesca – ormai lo conosciamo: se la Gazzetta scrive, critica, denuncia, loro sanno che il fenomeno ha la durata di un mattino, la deperibilità della carta, la labilità dell’informazione, l’accessibilità alle edicole (“aspetta che arrivi mezzogiorno e non se ne parla più...”). Oppure temono chissà quale congiura oppositoria e segnalano che vi sarebbe ben altro di cui occuparsi.
Ciò fa temere che il “qualunquismo” in cui cascano i giornali o i cittadini quando vi è il rigetto per le relazioni e le informazioni, invece affligga la politica e i politici in situ.
Da ciò il legittimo accanimento giornalistico, che preferiamo definire con un termine più professionale e politico (politikòs, per la cittadinanza): ostinazione. —
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