Gazzetta di Reggio

Reggio

aggressione alla pulce 

Detenuto prima danneggia la sua cella poi prende a calci e pugni quattro agenti

Ambra Prati
Detenuto prima danneggia la sua cella poi prende a calci e pugni quattro agenti

Violenta reazione di un 24enne romeno che si è autolesionato e ha distrutto tutto. Prognosi di tre giorni per i militari  

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REGGIO EMILIA

Prima ha spaccato in mille pezzi i sanitari del bagno poi, quando è accorsa la polizia penitenziaria, ha aggredito gli agenti con un pugnale rudimentale in ceramica. Risultato: quattro poliziotti feriti, dei quali tre con una prognosi di tre giorni e uno con una prognosi di ben dieci giorni.

È l’ennesimo episodio violento avvenuto nell’istituto penitenziario della Pulce, provocato da un detenuto – denunciano i sindacti – « con problemi di personalità: un romeno di 24 anni proveniente dal carcere di Forlì, dove si era già reso protagonista di altri episodi simili».

Oltre all’aspetto disciplinare, riguardante l’esclusione dalle attività in comune, il 24enne è stato denunciato per i reati di danneggiamento dei beni dell’amministrazione – dove è previsto un risarcimento danni –, incendio doloso, minacce di morte, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

È accaduto lunedì scorso nella sezione Antares, quella riservata ai detenuti comuni. Alle 22.30-23, il recluso ha attirato l’attenzione con la scusa iniziale di voler fare un’altra telefonata ai familiari, nonostante avesse già effettuato quelle autorizzate nel pomeriggio e non fosse possibile a quell’ora tarda della sera. Di fronte al diniego degli agenti di polizia il prigioniero si è autolesionato, strappandosi da solo i punti di sutura di una ferita che si era provocato il giorno precedente, poi ha lanciato attraverso le sbarre pezzi di suppellettili insanguinati. Quando è accorso il sanitario, però, il giovane ha rifiutato le cure interne, pretendendo che gli aprissero la cella e che lo portassero in ospedale.

Siccome anche questo tentativo si è rivelato inutile, il 24enne ha dato in escandescenza: prima incendiando degli armadietti, per poi prendersela con gli arredi del bagno frantumando i sanitari. Ha usato proprio un frammento appuntito dei sanitari per aggredire il personale intervenuto per ripristinare l’ordine. Quando ben quattro agenti – un ispettore capo e tre assistenti capo – sono entrati nella cella, ormai distrutta dal principio d’incendio, dall’estintore che si è dovuto utilizzare e dalle schegge per terra, il detenuto si è scagliato contro di loro, continuando a lanciare pezzi di ceramica e sferrando calci e pugni.

Solo dopo una lunga colluttazione gli agenti sono riusciti ad immobilizzarlo e a trasferirlo in un’altra cella. Finito il parapiglia e riportata la calma, gli agenti feriti, alle braccia e ai polsi, si sono recati al pronto soccorso del Santa Maria Nuova per farsi medicare, riportando ciascuno tre giorni di prognosi; l’indomani, però, uno dei militari, ancora dolorante, è ritornato in ospedale a causa di un ematoma al piede giudicato dai medici guaribili in altri dieci giorni di riposo e astensione dal lavoro.

L’accaduto è stato stigmatizzato dai sindacati di polizia penitenziaria (Sappe). Per voce del segretario provinciale Michele Malorni, si sono sollecitati l’adozione del taser e di provvedimenti disciplinari e penali, oltre al trasferimento immediato del detenuto riottoso. «Nell’evidenziare la fattiva collaborazione e professionalità messa in campo dal personale di polizia penitenziaria, che con abnegazione quotidianamente gestisce situazioni critiche di questo tipo e ancora più pericolosi in tempo di Covid – ha dichiarato il sindacato – chiediamo che vengano valutati riconoscimenti di ricompense commisurate alla gravità dell’evento, oltre ad una integrazione del personale sempre carente». Il Sinappe – il sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria – tramite il segretario regionale Gianluca Giliberti, ha ricordato: «Siamo a conoscenza del peggioramento delle condizioni lavorative all’interno delle carceri regionali, le cui cause sono ben note e sono state denunciate da tempo e invano. La sicurezza è un problema annoso che si è acuito da quando sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari, poiché i detenuti violenti nel 90% dei casi hanno problemi di questo tipo. Rinnoviamo le richieste esposte di recente durante un incontro con il Provveditore regionale: occorrono soluzioni per l’incolumità degli agenti come linee guida e corsi di formazione specifici. Diversamente i militari continueranno ad essere in balìa dei detenuti e ad avere paura ad intervenire». —



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