Emendamenti votati a raffica «Il sindaco è antidemocratico»
Bagarre in consiglio comunale sul regolamento dei cani. Le opposizioni compatte avevano presentato 25 proposte di modifica e tre emendamenti
bagnolo
Questione di contenuti, ma questa volta soprattutto di metodo. I gruppi consiliari di di opposizioni, Bagnolo 5 Stelle, Bagnolo Bene Comune e SiAmo Bagnolo, in modo unitario, accusano il sindaco Gianluca Paoli di aver tenuto un atteggiamento antidemocratico nella discussione, avvenuta il 31 luglio scorso, del nuovo regolamento sulla rinuncia alla proprietà dei cani. Per la prima volta in almeno undici anni di consigli comunali, infatti, la valanga di proposte di modifica (25) e i 3 emendamenti presentati dai 5 Stelle e un emendamento del gruppo SiAmo Bagnolo non sono state discusse una per una, come chiedevano le opposizioni, ma date per lette e votate a raffica: maggioranza contro opposizione.
«Al precedente consiglio del 30 giugno – scrivono in una nota i consiglieri di minoranza – il sindaco aveva dovuto sospendere la discussione della proposta originaria, clamorosamente viziata da contraddizione con l’attuale disciplina del codice civile e altre pecche. L’aveva rinviata, concorde l’assemblea, «a fronte anche di eventuali contributi che potessero venire da altre parti». Al successivo consiglio del 31 luglio l’amministrazione ha presentato un testo depurato solo di alcuni dei vizi più marchiani senza previo confronto coi gruppi di minoranza, e da questi criticato essenzialmente per il «modello di regolamento che rischia di scaricare sugli animali potenziali conseguenze assai negative delle nuove norme».
«Al di là dei contenuti – proseguono – da parte delle opposizioni c’era tuttavia l’impegno a contribuire al miglioramento tecnico del testo. In qualità di presidente del consiglio comunale, Paoli ha proposto un voto in blocco degli emendamenti e delle proposte di modifica. La conferenza dei capigruppo, appositamente convocata sul momento, ha stabilito invece, nel rispetto del regolamento del consiglio, di votare ogni istanza distintamente. A quel punto il sindaco, unico a non indossare la mascherina protettiva in tutto il consesso, visibilmente contrariato per l’orientamento assunto ha imposto, senza che la vicesegretaria comunale eccepisse alcunché, la votazione a raffica senza possibilità, costringendo la sua maggioranza a seguirlo nell'avventura». E aggiungono le opposizioni: «Ne è risultata l’approvazione di un regolamento viziato da non irrilevanti deficienze. Col suo inaudito oltraggio al regolamento del consiglio comunale, che prevede la discussione delle proposte di modifica ai regolamenti da approvare così come di ogni altra determinazione, il sindaco forse intendeva dar prova di autorità. Ne ha dato invece una di forte debolezza sia politica – nel dirigere la sua maggioranza a bacchetta – sia personale, venendo clamorosamente meno alla sua funzione di presidente garante del consiglio comunale». E concludono: «I gruppi di minoranza, anziché scatenare quella rissa che il sindaco sembrava cercare, hanno compostamente e compattamente votato a favore di tutti gli emendamenti e le proposte. Segno, questo, non di debolezza ma della forza propria di chi è nella ragione e non intende piagarsi alle prepotenze. Il sindaco, con la sua ingiustificabile condotta, ha inferto un colpo al decoro e al prestigio dell'istituzione che ha il dovere di presiedere, non già, come sperava, ai gruppi consiliari di minoranza. Che da parte loro, a tutela di quel prestigio e di quel decoro, si riservano naturalmente ogni iniziativa». —
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